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Qualche idea per l’impiego del recovery plan inerente le politiche di risparmio energetico e di green economy.

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Non c’è ormai alcun dubbio che il recovery plan inerente la cosiddetta svolta green sia improntato forse solo alla mera decarbonizzazione, del resto già residuale in Italia, come si vede in figura. In esso infatti è inserito il recupero di giacimenti nazionali di gas ed idrocarburi, quindi è qualcosa che forse di green ha ben poco. E’ forse solo un tentativo tutto interno alle logiche confindustriali e quindi capitalistiche di fare green washing. Quindi solo parlare di radicali cambiamenti sembra essere un’impresa titanica e velleitaria. Se c’è qualcosa di buono in tutto questo forse è la messa in mostra violenta e oggettiva di come sia stata la sinistra in tutti questi anni assente da un vero, ponderato e consapevole dibattito e/o prese di posizione realistico. Abbiamo scimmiottato in peggio ciò che il padronato elaborava e che ora cala sul piatto. Ma non voglio parlare in generale, quanto focalizzare questa nota su un singolo aspetto: interventi di messa a norma energetica degli edifici.

Io non sono un architetto, né urbanista né avvocato. Ma, prendendo ispirazione dalle manifestazioni dei commercianti, ristoratori,mercatali, sono giunto a conclusioni, per la sinistra , pruriginose e addirittura tabu. Cosi come per le categorie precedenti, è arrivato il momento di fare i conti con cose tipo lavoro nero, fatturati, evasioni e, nel nostro caso, di normative edilizie esistenti. Che vuol dire sanatorie, condoni.

Il recovery plan, in linea anche con le normative attuali, promette di dare contributi fino al 110% per l’adeguamento energetico degli edifici. Mi sto occupando di questo anche per il palazzo dove abito. Ma per vincere tale battaglia c’è una guerra fatta da oltre 40 adempimenti, spesso insormontabili. La nostra edilizia, penso ad esempio al centro storico di Napoli, è fatta di millemila abusi, fatti in diverse epoche storiche e di differente entità, dalla semplice veranda alla soprelevazione ardita, alla costruzione totale.  E’ impossibile attuare qualsiasi intervento di adeguamento se i regolamenti e le procedure sono come l’everest da scalare senza attrezzature. Adatti, forse per paesi come la Germania, dove forse non c'è la cultura dell'abuso. E qui sta il punto. Dolente. E’ necessario fare una sanatoria o condono, chiamatela come vi pare. Semplificare al massimo l’iter sia burocratico che tecnico e finanziario. Ma naturalmente noi siamo di sinistra o, meglio, siamo la sinistra. E qua vengo al modo in cui tale operazione potrebbe essere condotta.
Paradossalmente parto dal covid. Risanare l sanità pubblica vuol dire anche fare un piano di assunzioni in pianta stabile (altro che infermieri con contratto a termine!) di operatori sanitari, altrimenti non se ne esce. Tali operatori sarebbero assunti a tempo indeterminato ma con verifiche annuali del loro operato. Mai più, cioè medici di famiglia buoni solo a scrivere ricette. Non come fuole fare Brunetta.

Idem con la pubblica amministrazione. Un piano di assunzioni di maestranze che controlli  l’implementazione del risparmio energetico negli edifici, tra l’altro. Che sappia discernere il piccolo abuso dalla grande truffa, dotato di tutti gli strumenti idonei per compiere questo lavoro. Pure loro validati a scadenze fisse.  Essere cioè a prescindere contro l’abuso edilizio, come pregiudiziale ideologica è perdente , inutile, controproducente, da questo punto di vista. Anche l’operaio ha fatto la sua verandina. Non mi nascondo che è un lavoro immane, ma va fatto, se a farlo sono giovani neoassunti motivati.

In tal modo la quota parte del recovery destinata al risparmio energetico avrebbe il duplice ruolo di realizzazione del risparmio ed anche la messa in moto dell’economia, offrendo a tanti giovani di poter lavorare su qualcosa di utile e sentirsi parte della comunità e far pure figli. Chiaramente va approfondita l’allocazione delle risorse del recovery, tra gli interventi di recupero energetico ed in piano di assunzioni, che per me va in parallelo.

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Prevenire è meglio che curare

sindemia

Prevenire significa ovviamente venir prima. Se ho un appuntamento, cerco di esser lì prima, altrimenti sto in ritardo. Sono queste ovvietà assolute, apparentemente. Sottindendono che ho, in qualche modo, una visione o una percezione di cosa accadrebbe se non fossi lì nel momento giusto. E' una sorta di teoria marginale dell'esistente. In effetti ho un qualche modello della realtà che viene influenzata dalla mia attività dell'esserci o meno. Se estendiamo questo concetto del prevenire non all'appuntamento con qualcuno, ma ad ambiti più estesi, mi accorgo che è necessario avere un modello dell'aggregato soggetto dell'intervento preventivo e degli effetti che tale intervento può avere. Cioè devo avere una qualche previsione dell'efficacia che ha il mio intervento, rispetto a tutte le caratteristiche dell'aggregato. Mi accorgo che, se l'insieme oggetto dell'intervento preventivo è complesso e stratificato, l'efficacia sarà non uguale ed omogenea, ma variabile a seconda dei sottoinsiemi di cui è esso è composto. Se, per esempio, l'oggetto è una popolazione, l'efficacia dipenderà dai soggetti della prevenzione in termini, ad esempio, di età, reddito, sesso e mille altri parametri.
La prevenzione quindi è via via più problematica man mano che  il suo soggetto è complesso. Ma in generale è sempre molto più economica ed efficace dell'intervento expost, quando una calamità si è conclamata ed è necessario intervenire. Qua economico va inteso in senso lato, come dispendio o dissipazione di risorse umane, materiali e naturali. Ed è per questo che l'economia basata sul profitto non è adatta alla prevenzione, in quanto prevede margini molto più bassi della cura expost. L'economia capitalistica addirittura mette sull'altare del profitto la possibilità di avere stragi, alluvioni, catastrofi di vario tipo in quanto possibilità di produrre accumulo concentrato di ricchezza. 

Ecco quindi che l'affermazione di un nuovo modello della nostra società si basi fondamentalmente sulla prevenzione. Ma, attenzione! Non è un modello più semplice dell'altro, anzi. Implica che l'oggetto della prevenzione sia ben preparato, oltre che ben conosciuto, circoscritto nelle sue caratteristiche fondamentali. Se devo prevenire la povertà, ad esempio, devo aver chiaro perchè essa si forma e se vedo che la sua genesi dipende dal fatto che per alcuni essa corrisponde simmetricamente al loro arricchimento, pazienza, questi ultimi saranno le vittime della prevenzione. Questo è vero anche nella salute, dove, in un sistema capitalistico si sviluppano caratteristiche sindemiche. Ed in tutto il resto.

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L'uomo ad una dimensione in meno.

Ci stiamo sempre più avvicinando ad un mondo in cui le dimensioni variano a seconda dell'angolo della visuale. Mentre per pochi continua ad essere quadridimensionale(tre dimensioni spaziali più il tempo), me per il resto si incominicia a perdere una dimensione spaziale. Tutto si sta appiattendo sullo schermo dei nostri disposivivi digitali, facendo perdere la dimensione spaziale delle nostre interazioni e dei nostri problemi. Anche per il tempo, devo dire, si sta rivedendo la sua intrinseca natura, essendo ricondotto ad uno scroll sui videoterminali. Tutto sembra ricondursi ad una serie di atomi di presente, senza più nè storia nè memoria. Una degenerazione della visione di Barbour, filosofo dell'assenza del tempo.

I fatti che stiamo vivendo stanno estremizzando questo processo che ha ormai origini più che ventennali. Secondo me l'origine è da far risalire alla fase storica dello sviluppo capitalistico che di è finanziarizzato in sinergia con l'enorme incremento di potenza delle mtecnologie informatiche.Sono venuti a saltare tutti i vecchi meccanismi del rapporto capitale-lavoro, rendendo sempre più gassoso il rapporto tra chi lavora e chi detinene gli strumenti di produzione. La suddivisione classica delle classi sociali non è più valida. Anche quella culturale. Il titolo di studio o quanto si sia letto non bastano più a garantire un preciso posto nel mondo. Il rischio che si sta correndo è che c'è l'avvento di una nuova super-classe di sottoproletariato non più palesemente straccione, ma intrinsecamente legata ad i suoi classici stilemi: egoista, legata al solo presente di sopravvivenza, famelicamente avversa all'altro, visto come umani o come ambiente. Sottoproletari con casa, suv, vacanze sulla neve magari, ma con alcun valore della propria vita e delle proprie cose. Ovviamente tale classe non ha coscienza di sè e lotta contro tutto, tutti sono nemici. ma non lotta in senso classico, non ha piazze reali o cassonetti da rovesciare, ha solo da difendere la propria individualità e la propria roba. L'unica piazza in cui manifesta palesemente il proprio rancore è quella virtuale.

E' estremamente facile comandare in una situazione come questa. Le ologarchie hanno a disposizione praterie di uomini-atomi scorrelati ed in fondo disperati che riescono ancora a soggiogare alimentando la loro frustrazione elargendo modelli di comportamento e beni materiali di sopravvivenza, la maggior parte legati ad effimero consumismo.

La vera tragedia dei nostri tempi non è però neanche questa. E' quella di una opposizione di classe che rinunciò a lottare, sperando, anzi credendo che lo sviluppo capitalistico fosse controllabile e correggibile. Non ha solo perso il seguito, ha perso l'anima ma soprattutto ha perso la capacità di analisi del presente. Non offre più modelli e prassi alternative. Ha perso.

 

 

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Fondamento teorico del benaltrismo

\overline {A\cdot B}=\overline A+\overline B

\overline {A+B}=\overline {A}\cdot \overline {B}
Inizio provocatoriamente con i teoremi di De Morgan, teoremi di logica. A e B sono ad esempio frasi semplici, formate da soggetto, verbo e complemento. il punto sta per "e", il più sta per "o". La barra sta per negazione. Se A=" Napoli è violenta" e B="I raiders sono schiavi", la prima parte della prima identità si traduce in: quale è la frase che è l'esatta negazione della frase "Napoli è violenta e i raiders sono schiavi"? La risposta è "Napoli non è violenta o(oppure) i raiders non sono schiavi", rappresentata dal secondo termine.
Il benaltrismo è quella patologia logico/semantica che mischia gli "o" con gli "e", rendendoli o sinonimi o semplicemente privi di senso. Ad esempio; io dico una cosa e un altro controbatte "ma il problema è un altro, partendo dall'ipotesi che sia vera o un'affermazione o un'altra. Il benaltrismo è per la semplificazione: abolisce gli "e" usando solo "o", distruggendo non solo la logica, ma tutto il pensiero razionale. Per il benaltrista non esisterebbe l'elettronica digitale, che gli consente di sparare impunemente le sue assurdità. Non si pone neanche il problema che sia necessario lottare sia sul fronte, nel nostro esempio, della delinquenza di prossimità che su quella strutturale, sistemica direi, che è l'enorme sfruttamento dell'uomo. No, per lui è o l'uno o l'altro. La patologia sembra, e mi piange il cuore, che sia molto più diffusa in coloro che si dichiarano di sinistra.
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Occorre avere misura 2. una nuova Ontologia

Qua le cose si complicano assai. L'osservato e l'osservatore non sono più separati. Non è definibile il loro confine. Non è possibile teoricamente misurare tutto ciò che voglio con la stessa precisione, anzi posso solo scoprire mezze verità. L'osservatore modifica l'osservato. L'atto della misura determina solo un possibile stato dell'osservato. In altre parole, la mia conoscenza del mondo è intrinsecamente incompleta., sono a me nascoste le reali grandezze che descivono in modo completo il fenomeno che sto osservando. per quanti sforzi faccia, sono inglobato, faccio parte dell'esperimento. Questa consapevolezza innalza il mio livello di coscienza, in mio rapporto col mondo. Non posso chiamarmi fuori, sono coinvolto in una giusta in cui sono contemporaneamente cavia e protagonista.

Nel mio articolo precedente concludevo con questa considerazione, che vorrei approfondire.
Siamo abituati ad essere "realisti" nel senso che osserviamo il mondo fuori di noi, analizziamo e giudichiamo separandolo da noi. Facciamo queste cose ovviamente con i nostri parametri e con gli strumenti che abbiamo. Tendiamo a chiamarci fuori dagli accadimenti, non ne facciamo parte, anzi li viviamo spesso come attentati a noi, al nostro equilibrio esistenziale. Il mondo esiste a prescindere se lo osserviamo, ha le sue leggi e le sue dinamiche, si evolve comunque in modi che gli sono propri. Quale è il problema?
Come ci rapportiamo con quello che c'è fuori di noi. Dipende da come gli accadimenti impattano sul nostro essere e da come interagiamo, anzi da come percepiamo l'interazione. Un possibile discrimine è la quantità e qualità dell'interazione. Se viene reputata non dirompente e dinamicamente assorbita e tale da determinare una rostra resilienza, adattabilità, continuiamo a vivere in un relativo equilibrio che, oltretutto, non altera il nostro realismo. Continuiamo cioè nel nostro stile, nelle nostre abitudini, anzi tendiamo a rafforzare le nostre convinzioni, aumenta la nostra autostima.

Ma stiamo trascurando, direi tragicamente una serie di fatti.

Il nostro mondo ormai è globalizzato. Siamo arrivati ad una fase storica, politica, economica, tecnologica ed ecologica in cui tutti questi aspetti sono interconnessi. I confini, semmai siano esistiti, crollano. Il mondo è piccolo, paradossalmente. La globalizzazione, tra tutti gli effetti che qui non discuto, ne ha uno che secondo me è quello più importante, che determina un modo nuovo di vedere, anzi stare, nel mondo. Non siamo più fuori da nulla. Non è solo il percepire, avvertire, ma lo stare, l'esserci. Osservare in modo realistico, chiamandoci fuori da ciò che percepiamo esterno a noi, è impossibile. Facciamo parte del "laboratorio". L'osservato e l'osservatore coincidono. Chiamerei questa cosa "Ontologia realistica quantistica". Mi spiego.
La meccanica quantistica è quella scienza che non distingue bene tta chi fa la misura e chi è misurato. Questo porta a rendere impossibile la completa analisi del mondo. Non voglio fare un trattato completo, non ne sarei capace. Il bello è che, pur essendo assurda in molti aspetti, funziona. Il Cern ne è la prova, l'elettronica, la chimica e la bomba atomica anche. Ha il difetto, ora come ora, di non essere realista. Presuppone cose strane: energia che sembra crearsi dal nulla, fenomeni che viaggiano a velocità infinita, tutte cose acclarate.

Io che giudico sono giudicato. Quello che faccio modifica il mondo che modifica me. Se sottovaluto questa cosa sto negando la realtà. Ed il problema, non risolto, è che tutto questo accade realmente. Siamo in presenza di una contraddizione epocale, che porterà ad un nuovo modello scientifico del mondo. Non solo, ci porterà a consideraci componente del mondo in modo intrinseco,  non più soggettivamente, ma oggettivamente . 

La mancata comprensione di questo fenomeno, che chiamerei realismo banale, spiega molte cose. Ad esempio perchè, dal punto di vista politico, c'è la crisi di quelle ideologie o correnti di pensiero storicamente progressiste. Esse sono veicolate da persone, da noi, ma la tendenza di porci ad di fuori del mondo che cerchiamo di cambiare ci ha portato a starne fuori, ad essere rigettati e respinti. Non ci siamo accorti, o spesso non abbiamo volutamente farlo, di essere come quello che c'è fuori. Da qui la credibilità, la fiducia, l'autorevolezza che sono cessate.

To be contiued...

 

 

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