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a cui dobbiamo aggiungere quelle della relatività generale di Einstein

einstein explained

a cui aggiungiamo il termine della costante cosmologica

latex

Si scrive anche così.

einsteinfieldeq

Ma, in fondo cosa è un'equazione?

Partiamo un pò da lontano. Ho chiesto a persone "comuni" cosa sia una legge fisica. Le risposte sono state ragionevoli. Servono a spiegare come funziona il nostro mondo. Ma servirebbero a ben poco se non avessero anche un'altra caratteristica: servono anche a prevedere come e dove andrà un fenomeno, se possibile. "Non mi devo buttare dalla finestra per capire che mi sfracellerò". Volutamente usiamo il futuro, per mettere in evidenza che per prevedere come vanno le cose c'è sempre un prima ed un dopo. C'è il tempo, insomma. Non sempre, ma spesso, se parliamo di fenomeni dinamici, è indispensabile comprenderne il loro andamento temporale. Mi spiego con un esempio. La prima equazione che abbiamo, il teorema di Pitagora, non ha bisogno del tempo. Esprime il legame, eterno, tra tre entità: a, b, e c che simboleggiano, rispettivamente, i due cateti (a e b) e l'ipotenusa (c) di un qualsiasi triangolo rettangolo. mentre se vedo la 8 noto che, al di là della complessità dei simboli, c'è al primo menbro "qualcosa" con scritto t. Esprime, sostanzialmente, che una certa grandezza u varia sia nello spazio, che nel tempo. In questo caso sono onde, ed è abbastanza intuitivo vedere questo fenomeno nelle onde del mare che variano di altezza e posizione al variare del tempo.

Qualsiasi equazione lega varie grandezze fisiche mediante operatori matematici (le quattro operazioni, radici quadrate, e cose più complicate come derivate, integrali eccetera). Tali grandezze fisiche sono rappresentate da simboli e la caratteristica fondamentale di un'equazione è che conosciamo tutte le grandezze in essa descritte tranne una. Si chiama, appunto, incognita e scopo dell'equazione è scoprirla. Se osserviamo la 14, al di la di tutto, H è noto, devo scoprire Psi. Ma come faccio a sapere ciò che è noto da ciò che devo scoprire, guardando un'equazione? Criteri generali non ci sono ma posso dire che se ho una grandezza ("variabile") che è abbracciata da strani simboli, essa deve essere trovata, mentre se sta da sola è nota. Notate ancora la 1 e la 13. nel primo caso se so a e b, scopro c , ma se so c e b scopro a, cioè se so due termini, posso scoprire l'altro. Così come la 13, se so E scopro m, se so m scopro E. Sono equazioni democratiche. C'è anche l'abitudine si scrivere prima del "=" ciò che devo scoprire, ma non fidatevi sempre. Ad esempio, le 11, le equazioni di Maxwell, hanno intrecciate le grandezze note da quelle che devo scoprire, cioè se so l'una posso calcolare l'altra.

Come si trova quello che non so.

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Scrivevo qualche anno fa. Ma credo che poco sia cambiato.

Il titolo riprende una frase di Nicolas Negroponte. Le persone quando protestano per qualcosa di norma per rendere efficace, cioè misurabile, il loro dissenso, ci mettono i loro corpi, la loro faccia, cioè i loro atomi.

Le reti telematiche possono accelerare i processi di aggregazione, definendo scopi, luoghi e modalità: le informazioni corrono veloci ed economiche, essendo bit. Ma le azioni sono fatti tangibili, sono fatte di atomi.

Di cosa si parla quando si citano cose come "democrazia digitale", "social network", "blog"?


Democrazia digitale. L'avvento di internet ha reso potenzialmente economica la realizzazione di piattaforme su cui ognuno può dire la sua. Attenzione, ho detto economico, non semplice! Per realizzare concretamente tali piattaforme (efficaci, fruibili) è necessario avere competenze specifiche che portano alla creazione di nuove elites, i cosiddetti guru. Quindi economico per chi lo sa fare. C'è poi l'aspetto tecnologico che impatta con quello democratico: ogni portale, piattaforma, sito, ha un amministratore, che gode di privilegi assoluti. Può cancellare, "bannare", cioè indirizzre i contenuti come meglio ritiene. Può avere cioè sia un ruolo neutro, di regolazione e moderazione, sia pervasivo, con una ampia gamma di comportamenti intermedi tra questi due estremi.

Nell'oceano delle reti quindi è possibile qualsiasi forma di tipi di aggregazione, anche se, allo stato attuale, grande parte hanno i classici sistemi di broadcasting mutuati dai media tradizionali come giornali o televisioni: da uno a tutti, magari attenuati dalla possibilità di "rispondere", facendoli sembrare "interattivi". Ma c'è da dire che novità ci sono state, addirittura rivoluzionarie. I social network.

L'avvento dei social network è coinciso con un dato antropologico: il fatto che le giovani generazioni sono cresciute con l'informatica. I loro padri avevano già riempito le proprie case di computers e videogiochi. Nativi digitali. In più: gli anni novanta ed anche gli ottanta erano caratterizzati da riflusso ideologico e benessere anche se drogato. In questo contesto nasce facebook, che offre formidabili opportunità di aggregazione e comunicazione.

In esso chiunque può esprimersi, mostrare se stesso, dire la propria, sfogare le proprie passioni ed anche le proprie frustrazioni. Mi sembra quasi come quando si assiste alla partita di calcio della squadra per cui si tifa. davanti allo schermo con i pop corn, la birra, rutto libero. Fantozzi, cioè. I social network canalizzano la frustrazione, in qualche modo la attenuano nel loro essere un valium a basso costo. Avere la possibilità di sfogarsi è già mezzo calmarsi, cioè ammortizzare il dissenso o la rabbia.

In assenza, quindi, di cambiamento di fase, di passare cioè dai bit agli atomi, cosa faticosa perchè richiede di alzare le chiappe dalla sedia, uscire e confrontarsi de visu, cosa faticosa e per molti fonte di paura, le reti sociali sono un meccanismo sostanzialmente reazionario. Le reti sociali come amplificatrici degli ego repressi non portano ad alcun vantaggio collettivo, anzi danno luogo a nuove patologie collettive.

Caso di studio è il grillismo. Grillo ha un portale sostanzialmente monodirezionale in cui è accettato il persiero unico del proprietario. Viene bannato e deriso il dissenso. Però l'intelligenza di intercettare l'infelicità, il senso di inutilità delle nuove generazioni (e non solo nuove) gli ha permesso di avere un uditorio vastissimo ma sostanzialmente vacuo poichè fondato su atteggiamenti nevrotici e solipsitici. L'atto di genio è stato però quello di passare anche agli atomi: vediamoci nelle piazze. Ma il meccanismo è lo stesso del portale: io parlo, mi incazzo, dico parolacce (il rutto, la parolaccia sono liberatori!) e voi ascoltate e vi incazzate.

Ecco. L'aspetto nodale è proprio quello che il social network non ha portato a organizzare in modo razionale, cioè politico, la rabbia ed il dissenso, ha solo cambiato veste. Nel caso di grillo, solo un modo di farsi pubblicità. ma sull'infelicità e la nevrosi si fonda solo, dal punto di vista politico, uno stato autoritario e fascista.

P.S.: Per quanto concerne quelli che in modo controverso definiamo "nativi digitali", secondo me l'avvento delle piattaforme telematiche ha avuto un carattere dirompente dal punto di vista educativo. La scuola è stata riempita di pc senza che gli operatori fossero minimamente preparati sull'uso di queste tecnologie. Molto spesso le aule di informatica si trasformano  in un sostituto delle abitazioni anzichè in un luogo di crescita formativa. La bidimensionalità dello schermo diventa bidimensionalità della conoscenza: vasta ma sconnessa, senza ponti, collegamenti che "fuoriescono dallo schermo". I ragazzi hanno, ad esempio, difficoltà enormi nell'uso dei motori di ricerca, non dominando gli aspetti semantici delle loro conoscenze e quindi non sapendo "come" si cerca e cosa. Il grillismo pone quindi un tema enorme alla scuola, come ristrutturarsi rispetto alle sfide del futuro.

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