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tredSi rifletteva in un precedente articolo sulla bidimensionalità della politica, cioè sulla coniugazione alto/basso rispetto a qualla più tradizionale destra/sinistra. Questo per determinare, se possibile, le cause della crisi delle vecchie categorie, che hanno dimostrato una profonda incapacità di incidere nella realtà attuale.

Un'osservazione che mi è stata fatta è che forse è necessario un nuovo asse. Riflettendo su quanto è successo in Inghilterra  e, in generale sui populismi che incalzano in tutta Europa, un'ipotesi possibile è porre sul terzo asse un parametro fino ad ora trascurato: la distanza centro-periferie.

La definizione di periferie, volutamente al plurale, è non solo geometrica ma anche culturale. Attiene sia a chi sta lontano dai centri abitati, che coincidono spesso con i luoghi dove è maggiore lo scambio culturale, la comunicazione individuale ed i servizi, ma anche a chi, pur essendo fisicamente nei centri abitati, è escluso da ll'interazione col prossimo.

La politica tradizionale , in altre parole, già trova difficoltà sul piano cartesiano destra/sinistra-alto/basso. L'analisi della realtà ha ancora però dei metodi, direi standard, gestibili, se sto a distanza 0 dal centro. Ma appena ci si muove sul terzo asse, la prospettiva, il punto di vista, incomincia a cambiare. Le categorie precedenti si avvolgono di una nube, un campo, che rende sempre di più opache queste categorie. E' una sorta di campo di Higgs della politica. Essa acquista senso se mi avvicino, si rarefà sempre di più se mi allontano.

La colpa, meglio dire la genesi di questo fenomeno è da imputarsi, come ormai sempre, ai processi di globalizzazione e di svaporamento dei nemici diretti. Sono spariti i luoghi immediati di conflitto, con c'è più il latifondista cattivone, il padrone in carne ed ossa, c'è solo una rappresentazione televisiva e digitale dei conflitti, strumentalizzati per generare ansia, depressione, ineluttabilità dello star male. Ma non basta. In Europa gli stati e la UE fanno in modo che la canna del gas sia sempre ad una certa distanza di sicurezza, altrimenti non si spiegherebbe, tranne in pochi casi, come mai non si sia a sparare in mezzo alla strada. Le politiche comunitarie sono tutte incentrate nel rendere i popoli schiavi ma ancora con un tozzo di pane o con uno smartphone di ultima generazione, drogati in una matrice senza alcun grado di libertà.

Questo ha dei risvolti inquietanti nella vita civile: svuola la libertà, la democrazia di qualunque significato, ed aumenta tale svuotamento man mano che mi allontano dal centro. Rimpiango quando esistevano le sezioni dei partiti in ogni quartiere. Luoghi dove imparavi e praticavi la democrazia. Si litigava, si bestemmiava, si stringevano alleanza, si disegnava un futuro possibile. Non solo. La desertificazione delle periferie, senza fabbriche, senza cinema, in cui ognuno  ha solo tv e una internet ormai dominio del neo liberismo ma smerciata come luogo di libertà e democrazia,  ha portato oggettivamente al fraintendimento di ogni consapevolezza democratica. Non sai per cosa, chi o perchè voterai; sai solo quello che la televisione ti ha fatto credere o il rumore di fondo dei social network ti ha scosso nelle viscere.

Ovviamente non sto affatto teorizzando, come stoltamente fa qualcuno, anche a sinistra, che vada rivisto il diritto di voto sul terzo asse. sto solo dicendo che occorre un processo profondo di rinormalizzazione della nostra società, per rendere la democrazia inveriante per trasformazione di gauge, come direbbe il fisico che sta in me.

 

 

 

 

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nuova politica

Dopo le elezioni amministrative 2016, che hanno visto la vittoria del M5s e di De Magistris a Napoli, ho riflettuto sugli elementi comuni di questi successi, ed una possibile spiegazioni sta in un nuovo paradigma.
Fino ad ora i partiti tradizionali hanno inteso la politica come separata da altre componenti dell'uomo. Le categorie destra/sinistra erano necessarie e sufficienti per determinare le chiavi di letture della realtà e le possibili risposte per migliorarla. In altre parole non era necessario essere credibili, empatici, amati, emozionanti per avere credito e consenso. Bastava "un buon programma" o "la competenza" per essere votati e conquistare il potere.

Ma il caso Fassino a Torino fa naufragare tale schema, così come lo stato comatoso dei partitini di sinistra, diventati covo di nevrotica autoreferenzialità. I partiti tradizionali, tutti quanti, sono diventati antipatici, scostanti, addirittura odiati. Si sono staccati dalla realtà e si sono congelati in un loro micromondo virtuale.

Altri modi si sono affacciati, fatti di istinto, passione,  e forte spirito identitario. Parlano di chi sta in alto, in basso, dentro, fuori, creando una nuova geometria, su assi ortogonali rispetto ai modi obsoleti della vecchia politica. Essa è collegata strettamente, connessa, con l'evaporazione dei vecchi topos ottocenteschi: classe operaia, proletariato, padroni, sfruttamento del lavoro salariato eccetera. L'avvento della finanziarizzazione dell'economia,la crisi dei paesi del socialismo reale, la scelta, dei partiti di sinistra, del neoliberismo come possibile nuova moralità, hanno strappato, violentato chi sta sotto, hanno eliminato ogni punto di riferimento. 

Le componenti psicologiche, esistenziali, insomma umane sono diventate preponderanti anche rispetto alla stima dei buoni governanti, anche in ambito locale. Ad esempio, nel caso di De Magistris, ma anche nel caso della Raggi, alla gente interessa fino ad un cero punto se siano bravi o competenti. E' più importante che siano visti come onesti, belli, identitari, puliti. Sono il nuovo. Non che non sia importante essere competenti, ma non basta più.

Allora quello che si deve fare è questo: passare dalla visione monodimensionale della poltica (o sto su un asse, o sull'altro) ad una bidimensionale, in cui la politica giaccia su un piano, il cui le cordinate siano due: una che corrisponde alla vecchia dicotomia desta/sinistra, l'altra che tenga conto di chi siamo noi, fatti anche di passione, istinto, sentimenti.

Senza la coniugazione di questi due momenti, sia la vecchia strada che la nuova falliranno, la prima per mancanza di pathos, la seconda per mancanza di idee.

 

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"Nè di destra, nè di sinistra". Assomiglia molto ad un'altra frase: "il voto è segreto", quando si chiedeve a qualcuno per chi votasse. La prima frase contiene, in sè, un errore fondamentale, anzi due. La seconda un altro. Il definirsi di destra o di sinistra è un problema di misura.

La misura gode di alcune proprietà. Le più importanti sono l'esistenza di strumenti di misura ed il ruolo dell'osservatore. Mi soffermo su quest'ultimo. Esso è come "l'occhio di Dio", cioè si deve porre all'esterno del fenomeno, "fuori dalla scatola" cercando,con i suoi strumenti, di studiare il fenomeno stesso senza alterarne le caratteristiche. In altre parole, nel nostro caso, essere di destra o di sinistra non è una proprietà autodefinita ma richiede una entità esterna che la giudichi tale. Una cosa è sentirsi, una cosa è essere. Come entità esterna, per non incorrere in paradossi logici, si potrebbe scegliere l'evoluzione dinamica di questa definizione, scegliere cioè il dominio del tempo anzichè la fissità idealistica insita nelle tautologie. E quindi la dimensione dinamica implica una prassi, il come un soggetto "nè di destra nè di sinistra" si comporti nel tempo. Vediamo cosa sai fare e cosa farai e poi ne parliamo, in altre parole.

Poi c'è l'aspetto fisico. La simmetria destra sinistra, implicita in questa frase, è stata rotta in tutta l'evoluzione del nostro universo. La parità è rotta, in tutti gli ambiti, dal micro al macrocosmo. Destra e sinistra sono cioè incommensurabili. Chi dice "Nè di destra, nè di sinistra" non determina alcun luogo, nè logico, nè fisico. Non è nulla. E' come dire "non sono nè un uomo nè una pera". Ed in questo vedo similitudine con la seconda frase, "il voto è segreto". Nel primo caso la storia insegna che chi la dice nasconde il suo sentirsi di destra, ma è troppo opportunista e/o vigliacco per dirlo. nel secondo caso era un metodo per scoprire chi era democristiano.

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Quanta informazione ha il nostro universo?

Supponiamo che il nostro universo sia un buco nero. Il suo raggio di Schwarzschild è dato dalla formula:

che si ricava imponendo la velocità di fuga, da un corpo di massa M, pari alla velocità della luce c. G è la costante di gravitazione universale newtoniana.

Ovviamente, la superficie dell'orizzonte degli eventi è Ss=4πr2

Inserendo le seguenti costanti (consuete unità di misura):

G= 6,70E-11
M= 1,00E+52
c= 3,00E+08
   
     

Otteniamo il valore di Ss=2,79*1051 m2.

Del resto, misure sulle dimensioni dell'universo (esperimento BOOMERANG) danno un valore del suo diametro stimato di circa 93 miliardi di anni luce, da cui si ricava il valore della sue superficie in circa 1,10*1051 m2, che è in discreto accordo col valore della superficie di Schwarzschild Ss  calcolata prima.

Insomma, possiamo asserire che la superficie limite dell'attuale universo osservabile sia dell'ordine di 1051 m2.

Ora, se ipotizziamo che la superficie limite Ss sia non continua ma tassellata da celle della dimensione di Planck (quantizzazione dello spazio), pari a 2,6*10-77m2 e che in ognuna di esse sia possibile memorizzare un bit di informazione, perveniamo ad in valore dell'informazione totale memorizzabile pari a 1,07*10121 bit.

Tale valore è in linea con l'articolo del 2001 : Computational capacity of the universe Seth Lloyd- d’Arbeloff Laboratory for Information Systems and Technology MIT Department of Mechanical Engineering MIT 3-160, Cambridge, Mass. 02139.

Tale articolo ricava l'informazione totale in altro modo, con metodi entropici applicati alla cosmologia del big bang. Il fatto che due metodi ottengano lo stesso ordine di grandezza del numero di bit presenti nell'universo può significare varie cose, date che vi sono strane coincidenze:

  • Spazio quantizzato in unità di Planck
  • Informazione localizzata sull'orizzonte degli eventi dell'Universo
  • L'universo ha le caratteristiche di un buco nero.

In altre parole il nostro universo potrebbe ricevere materia da un universo padre che "inietta" in esso materia/energia determinandone la sua espansione continua. Cioè l'informazione del nostro universo aumenta poichè il suo orizzonte aumenta a causa della nuova materia entrata. Naturalmente c'è un piccolo rateo di perdita di tale informazione, determinata dalla radiazione di Hawking, ma il bilancio netto è un aumento costante e lento di tale informazione.

Un'altra conseguenza è che gli oggetti percepiti esistenti nel nostro universo siano ologrammi delle informazioni presenti sul suo bordo.

Articolo citato

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ologrammaSembrerebbe quindi che viviamo in una gigantesca simulazione olografica. L'orizzonte degli eventi di un buco nero è la superficie bidimensionale che delimita quello che possiamo vedere, dall'esterno. E' caratterizzata dal fatto che la velocità di fuga dall'interno verso l'esterno di un buco nero è uguale alla velocità della luce. man mano che le cose  gli cadono dentro, essa aumenta di dimensione e l'ultima informazione che abbiamo  si congela su questo orizzonte. Esso è tassellato in micro aree della grandezza della superficie di Planck (2,61223 × 10−70 ) ognuna delle quali memorizza un bit di informazione. Siccome si ingrandisce, la sua capacità di memorizzazione è virtualmente senza limiti. Ma, in base alla meccanica quantistica, su tale orizzonte, anzi sulla sua prossimità, il vuoto viene strirato e si ristruttura continuamente dando luogo alla creazione di particelle virtuali, che, data l'estrema densità del campo gravitazionale, possono fuoriuscire dal buco nero. Il buco nero, cioè può emettere materia e quindi energia, non è proprio nero. Potrebbe anche scomparire, anche se la cosiddetta radiazione di Hawking è molto bassa, l'emissione è cioè lentissima.

Quindi l'informazione sostanzialmente si mantiene, seppure con trascurabili perdite. Tutta linformazione del buco nero tridimensionale è contenuta in una superficie bidimensionale. Se il nostro universo fosse un buco nero appartenente ad un universo padre, la sua informazione sarebbe contenuta sui suoi confini. Noi saremmo la rappresentazione olografica di quanto c'è sul suo orizzonte che cresce. Cresce come le dimensioni dell'universo stesso che si sta espandendo. Quindi la sua espansione dipende dal fatto che l'universo-padre inietta materia dentro il nostro. Non male, credo. E una conseguenza è che la realtà ultima non è materia, ma pura informazione. Noi siamo informazione. 

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