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ologrammaSembrerebbe quindi che viviamo in una gigantesca simulazione olografica. L'orizzonte degli eventi di un buco nero è la superficie bidimensionale che delimita quello che possiamo vedere, dall'esterno. E' caratterizzata dal fatto che la velocità di fuga dall'interno verso l'esterno di un buco nero è uguale alla velocità della luce. man mano che le cose  gli cadono dentro, essa aumenta di dimensione e l'ultima informazione che abbiamo  si congela su questo orizzonte. Esso è tassellato in micro aree della grandezza della superficie di Planck (2,61223 × 10−70 ) ognuna delle quali memorizza un bit di informazione. Siccome si ingrandisce, la sua capacità di memorizzazione è virtualmente senza limiti. Ma, in base alla meccanica quantistica, su tale orizzonte, anzi sulla sua prossimità, il vuoto viene strirato e si ristruttura continuamente dando luogo alla creazione di particelle virtuali, che, data l'estrema densità del campo gravitazionale, possono fuoriuscire dal buco nero. Il buco nero, cioè può emettere materia e quindi energia, non è proprio nero. Potrebbe anche scomparire, anche se la cosiddetta radiazione di Hawking è molto bassa, l'emissione è cioè lentissima.

Quindi l'informazione sostanzialmente si mantiene, seppure con trascurabili perdite. Tutta linformazione del buco nero tridimensionale è contenuta in una superficie bidimensionale. Se il nostro universo fosse un buco nero appartenente ad un universo padre, la sua informazione sarebbe contenuta sui suoi confini. Noi saremmo la rappresentazione olografica di quanto c'è sul suo orizzonte che cresce. Cresce come le dimensioni dell'universo stesso che si sta espandendo. Quindi la sua espansione dipende dal fatto che l'universo-padre inietta materia dentro il nostro. Non male, credo. E una conseguenza è che la realtà ultima non è materia, ma pura informazione. Noi siamo informazione. 

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Galileo Galilei stabilì l'invarianza dei fenomeni fisici rispetto a particolari sistemi di riferimento, detti inerziali. Cioè se osservo un fenomeno e poi mi metto in un sistema che, rispetto al precedente, si muove in modo rettilineo ed uniforme, il fenomeno mi apparirà identico. Siccome sono fumatore, se fumo nel mio salotto oppure in auto a 100 km/h in rettilineo, il fumo della sigaretta si muove nella stessa maniera. Da come si muove il fumo non so decidere se sto fermo o in moto rettilineo.

Possiamo dire che la velocità di un oggetto è una grandezza relativa, la cui misura dipende dal sistema di riferimento. Molte altre grandezze lo sono, basti pensare al colore, fenomeno elettromagnetico: lo spostamento verso il rosso del colore delle stelle ci indica la loro velocità da noi. Anche il suono: il fischio del treno che si avvicina cambia.

Il concetto di grandezze relative sembra, quindi, naturale, scontato ma non è così. Esso incomincia a restringersi quando Einstein, partendo dallo strano comportamento della velocità della luce, che non si compone con la velocità di alcunchè, scoprì la relatività, appunto, ristretta. I fenomeni diventano di colpo molto strani: le lunghezze, il tempo, le masse non sono più le stesse, ma dipendono dalla velocità dei sistemi, rispetto a me che me ne sto nel mio.

Ma c'è un fantasma che si aggira in questi ragionamenti: il fatto che si possa sempre "stare fuori" ad osservare un fenomeno, che sia cioè possibile misurarlo stando in un altro sistema. Alcuni fisici di frontiera, dubitano della realtà di tale possibilità, negando addirittura che si possa parlare di realtà dei fenomeni stessi, se dipendono dal sistema di riferimento. E per questo sono propensi a credere che solo grandezze assolute, invarianti, siano reali.

Pensiamo alla cosmologia: da quando è diventata scienza solleva un problema enorme. L'osservatore non può stare fuori dalla scatola, "out of the box", fa parte dell'osservato. Cosa è la fisica in queste condizioni? Deve rivedere i pilastri epistemologici su cui si è fondata, ripensare a se stessa in modo nuovo.

Ma perchè stro dicendo questo? 

Mi ha colpito il recente episodio di una giunta municipale accusata di infiltrazione criminale, i cui membri (non esponenti, parola nobile da dedicare alla matematica), si  difendono con ragionamenti relativistici del tipo "i nostri avversari sono molto più infiltrati". Come se bastasse questo per assolverli. Non sana o annulla un difetto se dico che qualcuno ne ha di più, è una maniera di  procedere scorretta e disonesta concettualmente.  Il problema è ancora stare in the box o out of the box. La pretesa di stare fuori è vana, sconfitta dalla fisica. Ma se non posso stare fuori, anzi è impossibile stare fuori, allora devono prevalere le grandezze assolute, le uniche reali. L'onestà non è reale se sono onesto nella misura in cui c'è uno meno onesto di me. Specialmente se mi erigo ad arbitro dell'onestà, demiurgo delle categorie filosofiche positive.

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Il Caso Zalone rispecchia la situazione della cultura nel nostro paese, che vive il paradosso di essere quello con il maggior giacimento di opere d'arte e quello di essere uno dei più arretrati al mondo. Riporto alcune tabelle in cui drammaticamente si evidenzia lo stato di arretratezza in cui versa. 

Non è un caso, ad esempio, che manchi ancora una legislazione sui matrimoni omosessuali. Essa rispecchia anche una situazione di analfabetismo funzionale che ci colloca al di sopra del Messico. In Italia si leggono meno libri, si va meno a cinema, si consuma meno cultura della stragrande maggioranza tra i paesi cosiddetti civilizzati.

Io vado a cinema una volta la settimana. Non vado ai ceneforum ma scelgo i film da vedere. Compro libri non facendomi coinvolgere da quanto mostrato nelle librerie. Ma la maggior parte degli italiani non ha alcuno strumento per poter decidere autonomamente cosa comprare.

La distribuzione dei libri e dei film è monopolizzata da duo o tre aziende che di fatto impongono cosa leggere o vedere. Se, per assurdo, un docufiml come Napolislam fosse stato proiettato nel 60% delle sale cinematografiche, oggi staremmo a parlare d'altro e non di un comico simpatico che ci fa fassare un'oretta in modo lieto. Invece tutti a discutere su cose tipo "il significato politico di Zalone", "se sia di destra o di sinistra", quando il problema è che molti italiani vanno a cinema solo nelle feste di Natale e cosa vedono? Quello che c'è! Se aggiungiamo poi il rifiuto che la maggioranza degli italiani ha di affrontare minimamente il pensiero critico, di ragionare in modo non banale, ecco che abbiamo il mostro. Ma è un fenomeno normale, in un paese che scappa dall'intelligenza.

analfabetismo

libri

 

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loopIl 2016 si apre in modo molto affascinante, dal punto di vista delle conoscenze del mondo fisico. Abbiamo scoperto di saperne molto poco! Ma quel poco che sappiamo è estremamente affascinante. Il 94% di ciò che vediamo è sconosciuto, composto da cose tipo materia ed energia oscura, oscura non perchè non le vediamo, ma perchè sembrano esistere ma non interagiscono con il resto delle cose, noi compreso. Ma sottintendono un fatto estremamente interessante, secondo me. Lo spazio, cioè ciò che separa le cose tangibili, è dotato di proprietà nuove, è un'entità che appare viva e pulsante di vita propria.

Lo spazio spinge le cose. Su larga scala, imprime un'accellerazione alle galassie, alle stelle, a tutto.  E' dotato di una forza intrinseca. Il vuoto è pieno di energia. Non solo. La sua geometria è un continuo modificarsi, come le onde del mare in tempesta. Un tumulto cosmico senza fine. Che modifica le traiettorie di ogni particella che si muove in esso, luce compresa. In questo mare si muovono altri campi che agiscono in modo opposto, frenando le particelle elementari, che altrimenti schizzerebbero in ogni direzione, alla velocità della luce. Frenando, le particelle acquistano massa convertendo la loro inergia cinetica.  Acquistando massa, acquisiscono la capacità di incurvare lo spazio, di modificarne la geometria. Una danza eterna e senza fine.

Se avessimo un microscopio sufficientemente potente, inoltre, potremmo scoprire altre caratteristiche dello spazio: al di là di un certo limite, non può essere suddiviso. E' quantizzato. Esistono cioè granuli di spazio, legati tra di essi da anelli di relazioni, senza tempo!

Auguro a tutti di poter vivere bene in questo mare in tempesta, che rende così insignificante la nostra esistenza, anche se la percepiamo così importante. Forse è importante solo perchè lo spazio ci permette di percepirlo.

 

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Ci sono. Ho finalmente capito come funzionano le rilevazioni fatte riguardo alla qualità della vita nelle nostre città, che piazzano Napoli molto indietro, credo verso il 100posto.

Parto un pò da lontano, dalla fisica, quasi come sempre. Sono ormai 40 anni che essa è drogata dalla teoria delle stringhe. L'idea di base, che tutte le particelle e le forze siano riconducibili a vibrazioni di filamenti ad una dimensione è affascinante ed elegante. Solo che per adattarla al nostro mondo siamo costretti ad ipotizzare un mondo ad 11 dimensioni e  una grandezza delle stringhe talmente piccola che per livelarle sarebbe necessario un accelleratore del diametro del nostro universo. Inoltre è una teoria apparentemente rivoluzionaria, ma in realtà estremamente reazionaria perchè presuppone uno scenario, un palcoscenico ("background") fisso, immutabile e su cui non sa dire nulla.

E' come se io dicessi: Marilin Monroe è la donna della mia vita, irragiungibile, immutabile, pura illusione. Infatti la teoria delle stringhe, come, accennavo, non può essere verificata, nè falsificata. Quindi non può essere neppure definita scienza. Appena cerco di adattarla a ciò che vedo, ne spuntano più d'una, anzi 10500 teorie diverse. Un pò troppe.

Torniamo a Napoli. La ricerca sulla qualità della vita l'hanno relegata agli ultimi posti. Non funziona niente nella nostra città, così pare. Ma cosa hanno di sbagliato tali ricerche? La cosa che mi viene da dire è che sono ricerche simili alla teoria delle stringhe, per quanto concerne la relazione col background. Ogni ricerca scientifica deve basarsi su modelli basati sul fatto che lo scenario su cui agiscono faccia parte integrante del modello stesso. Pensiamo alla relatività generale, in cui la forza di gravità emerge dalla geometria dell'universo e che spiega fino in fondo come è fatto il palcoscenico in cui tali forze agiscono. Spiega sia gli attori che la scena!

Invece i rilevamenti statistici sulla qualità della vita hanno un background fisso ed immutabile, uno scenario "dato" in cui le persone, che si muovono ed agiscono, è esterno ed estraneo alle persone stesse. Non affrontano il fatto che a Napoli lo scenario fa parte integrante delle persone, sta dentro di loro, anzi è tuttuno con loro. Lo scenario determina le persone che determinano lo scenario, in una circolarità senza fine. Napoli è una città dinamica, in cui la vita si rinnova attimo per attimo, in una osmosi continua tra interno ed esterno. Non è un luogo da usare, magari al meglio, con tutti i servizi possibili, è un luogo da vivere. Questo ne determina la sua peculiarità.

Naturalmente è oggetto di ricerca quali siano i parametri con cui misurarne la qualità della vita, ma non sono certamente quelli normali. Quelli lasciamoli alle città banalmente normali.

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