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ceti medi

Ceti medi, catastrofi, neoliberismo e socialdemocrazie.

C'è ormai un intreccio continuo tra tutte le crisi attuali: un circolo autosostenente, autoalimentato e sintomo di un male comune. Tale male comune è, secondo me, da ricercarsi in quello che chiamerei "lo stesso palcoscenico". Gli attori cambiano, cambiano le scene, che passano da gelide distese innevate a moltitudini che protestano, a individui (biondastri e riccioluti) che urlano frasi sconnesse da pulpiti di antica memoria in bianco e nero. Ma gli scenografi ed i registi, cioè tutta la backline, non cambiano.

Ceti medi.

Riflettevo su quanto sta succedendo alla classe a cui credo di appartenere, e ho pensato ad un modello fisico, anche se, in realtà, ha anche degli aspetti chimici. la chimica è nel meccanismo di trasferimento della ricchezza, che non è solo spontanea, ma è favorita da un formidabile catalizzatore: la presenza della globalizzazione e, ancora di più, dalla rapina sui ceti medi da parte dei paparoni del capitale finanziario. L'impoverimento, cioè, dei ceti medi occidentali è amplificato dal drenaggio della ricchezza verso strati più ricchi e quello che rimane viene traferito verso aree che ambiscono ad avere, giustamente, il nostro stile di vita. Il risultato tendenziale è una equipartizione della povertà, più che del benessere. E' come se in figura, nella parte in alto, ci fossero delle frecce in uscita, sia da una parte che dall'altra (cioè il sistema è solo apparentemente adiabatico). La sostituzione di tale modello è radicale: aprire il sistema, farlo interagire con l'esterno in modo nuovo. Iniettare in esso energia, informazione, ricchezza prelevata laddove c'è, cioè dal 10% della popolazione che detiene sostanzialmente tutta la ricchezza mondiale. E' necessaria, cioè, una politica mondiale di redistribuzione della ricchezza. L'accumulo attuale dei profitti, basato su logiche neoliberiste è incompatibile con l'equilibrio mondiale del benessere. e qui veniamo al dunque.

Neoliberismo.

Chiunque parli ormai che il neoliberismo ha anche un volto umano, progressista, mente sapendo di mentire. Evidentemente ne ricava vantaggi personali. Comprensibile, ma da combattere. Esso è l'aspetto attuale del vecchio capitalismo, parola forse un pò demodè ma sepolta nella triste retorica della crisi delle ideologie. Il capitalismo sta raggiungendo l'apice estremo della sua crisi strutturale. Distrugge ricchezza anzichè crearne, e quel poco che c'è lo concentra in pochissime mani. La retorica della crisi delle ideologie è stata usata molto efficacemente per addormentare le coscienze, anzi, per distoglierle creando falsi nemici: gli immigrati, la microcriminalità, i diversi in genere, ricreando un habitat in cui i soprusi veri diventano soprusi locali, quotidiani, in un processo autosimilare e schizoide. La violenza, l'egoismo e la sopraffazione come sistema di vita personale, in un si salvi chi può senza scampo. Ma è una logica perversa. Il profitto personale non è più compatibile con quello collettivo o meglio, con quello golbale, in cui inserire pure la nostra terra. La quale è arcigna, cattiva, vendicativa, giustamente. Mi affaccio dal valico di Chiunzi, in Campania, e vedo milioni di luci accese sotto al Vesuvio. Una distesa oscena di egoismi masochisticamente votati al suicidio. Non dovrebbero essere là, sarebbero dovuti andar via ieri, ma nessuno fa nulla. Catastrofe evitabile ma plasticamente reale, che accadrà.

Socialdemocrazie.

A qualcuno è venuto in mente che si potesse migliorare il mondo con un semplice maquillage del capitalismo: renderlo umano, coniugandolo col benessere sociale. Cambiare un pò la scena ma mantenere il palcoscenico. Abbiamo perso sessantanni in questa che non so se sia una illusione o una scelta deliberata, forse è un putrido mix. Il risultato è, tenendo anche conto di quanto detto prima, assolutamente perverso. Crisi economica mondiale, crisi sociale, morale, culturale, anche psicologica. Nella gente si è, più o meno incosciamente, fatta strada che i soprusi fossero mascherati da una parvenza perbenista e tollerante, ancora più odiosa.  Uno sfruttamento dal volto umano, con la vasellina al posto della carta vetrata. Raffinato gioco di mascheramento, in cui la stampa, la televisione, i social network, Internet stessa, hanno agito per dislocare i veri problemi e quasi ogni possibilità di risolverli. E' secondo me, la più grande invenzione del capitalismo moderno. Ma la storia rende giustizia. Il combinato disposto tra socialdemocrazia ed imbarbarimento esistenziale, ha portato all'avvento dei populismi, plasticamente rappresentati da Trump e da Grillo. Tutta la diatriba tra Clinton e Trump mi lascia perplesso, essendo l'una la causa dell'altro. E, come si diceva ai tempi di Berlusconi, meglio l'originale che una paccottiglia ipocrita.

Come uscirne?

Lascio a voi le risposte, ma naturalmente alcune precondizioni devono essere obbligate: abbandono di ogni possibilità alla socialdemocrazia, recuperare la pancia delle persone in una prospettiva anticapitalista fatta di solidarietà non solo tra umani, ma anche tra umani e natura. Ormai il nostro pianeta si sta rivelando piccolo e fragile e potrebbe incazzarsi molto.

 

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La costruzione della spirale che possiamo ammirare nella stazione della metropolitana di Piazza Vanvitelli, a Napoli. Parte dal nulla, costruendo una serie di quadrati adiacenti, che hanno il lato via via crescente, in modo naturale, seguendo la successione dei numeri di Fibonacci. Ogni numero è la somma dei due numeri precedenti. Basta poi tracciare una serie di archi tra i vertici opposti di tali quadrati.

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unaUna mia carissima amica, mia coetanea, donna coltissima e sensibile, pubblica su fb una sua foto in bikini in cui ammette la sua femminile vanità. Ho guardato la foto con ammirazione e con maschile piacere. Non c'è nulla da fare: l'estetica è asimmetrica. La maniera di vivere la sessualità pure. Nasconderlo è ipocrita, inutile,ed anche stupido. Ed è anche innegabile che sia un'arma antichissima di potere, in una lotta che dura dall'albore dei tempi, tra i sessi, che ha visto prevalere quello maschile come puro dominio materiale. Ma è un dominio che può essere esercitato solo con la violenta sopraffazione, non con le armi sublimi dell'erotismo. Comunque quest'ultimo è una forma di potere, ma molto più forte e subdolamente incisivo in quanto non richiede necessariamente violenza fisica. In questo gioco sembra ben calarsi, ad esempio, qualche nostro ministro di sesso femminile, che sovrappone i suoi discorsi, anzi li compenetra, a velate allusioni sessuali. Cioè: sono brava ma anche bella e desiderabile. Solo un chador o un burka potrebbero disaccopiare tali messaggi. Ma ci si scandalizza degli attacchi sessisti che riceve. Invece è opportuno discernere bene i messaggi, separare il burka.contenuto dal quello erotico. Ma, in questo caso la loro sinergia è distruttiva: un messaggio politico reazionario accompagnato da un'ostentazione di pinup. La bellezza che diventa merce.

Gli immigrati vanno bene quanto tra noi e loro c'è un buffer. Qualunque esso sia: televisione, internet, anche strumenti di prossimità, purchè monodirezionali. Quest'ultimo mezzo è quello più sofisticato e coinvolge ogni cosa che possa costituire l'idea di una nostra superiorità: dal salvagente dato al naufrago al prendere in braccio un bimbo che piange, al dar da mangiare ad un senza fissa dimora. Guai però a quando gli immigrati dimostrano di essere umani e cittadini di questo pianeta, dall'avere cioè uno smartfone o dal lavare i vetri al semaforo o al protestare al supermercato. Allora la nostra supremazia vacilla e ci sentiamo attaccati nei nostri privilegi fatti di sopprusi. Non vogliamo ammettere di essere in una fase storica di sconfitta e ce la pigliamo col primo che capita. Passiamo sopra ogni scostumatezza fatta dal nostro vicino ma stigmatizziamo quella fatta da un somalo, statisticamente irrilevante ma molto vigliaccamente da denunciare.

 

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E' ormai molto difficile descrivere il mondo in cui viviamo. Interagiamo con esso attraverso i nostri sensi, che ci pongono in relazione con quanto c'è, o appare, all'esterno di noi. Ma vediamo bene. Abbiamo una vasta gamma di interazioni che vanno da quelle di prossimità via via a quelle in cui la lontananza dai fenomeni aumenta gradualmente, fino a rarefarsi completamente. Tali interazioni, comunque, non sono completamente oggettive, nel senso che non si può mai dire quale sia il confine tra noi e l'esterno a noi: vengono cioè sempre mascherate da come noi vediamo il mondo, dato che i nostri strumenti sono compenetrati col nostro io e si sono col tempo modificati in base alla nostra storia ed alla nostra esperienza. Spesso dimentichiamo o sottovalutiamo questo, ed è un grande errore.

Quindi ognuno si vive il proprio rapporto con gli altri e con le cose in modo diverso e tale fenomeno sta peggiorando, portando a quello che chiamerei "anarchia sensoriale". Non esistono più parametri condivisi e strumenti di misura oggettivi. Tutto sta in una nube di incertezza, peggio, molto peggio dell'indeterminazione quantistica. Non c'è alcun collasso della funzione d'onda, nessuno autostato. Tutto è avvolto da una coltre di opaca indeterminazione. Un senso di solitudine ci avvolge, assieme alla sensazione di non poter fare nulla per modificare le cose. E' la nostra società implode, sparisce come tale diventando solo l'insieme di individualità isolate scarsamente interagenti, una sorta di materia oscura sociale.

La causa di tutto ciò è dovuta, lo dico in modo tranchant, allo sviluppo iper individualista del nostro mondo, che vive la più totale schizofrenia tra il suo essere globalizzato ed in realtà completamente atomizzato. Più si allarga, più rincula. La globalizzazione è gestita da entità estranee, aliene, che persegue interessi propri ed avulsi da quelli collettivi. Vive in un suo spazio che assume caratteristiche di intangibilità, fino al punto di sembrare non esistere. Invece è terribilmente incombente, progettando scientificamente l'atomizzazione del resto del modo da lui dominato.

Lo fa in vari modi: con l'economia, concentrando la ricchezza in sempre meno persone; con la politica, determinando l'assetto degli stati in modo antidemocratico, oscurantista; con le tecnologie, trasformando internet in un luogo delirante e solipsistico oppure imponendo dispositivi come gli smartphone che ognuno usa come un'ancora contro la reale condivisione.

In questo quadro non mi meraviglia più che il terrorismo diventi un brand alla stregua della coca cola, che il valore della vita sia nullo non solo in alcune aree geografiche ma anche qui da noi, nel mondo civilizzato, nella vecchia Europa.

L'unico effetto di tutto ciò è generare mostri.

 

 

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napoli

Se vado a Milano, a Roma, in qualsiasi altro posto, so grosso modo cosa mi aspetta. la rappresentazione che ho di questi luoghi si discosta poco da ciò che troverò e, se troverò qualcosa di diverso, lo saprò inquadrare rapidamente in uno schema. Questi luoghi sono classici: esistono indipendentemente da me e posso sperimentare su di essi altrerandone le caratteristiche in modo controllato. Possono anche sopraffarmi, ma sono sempre diversi e separati da me.

Napoli non è così. L'atto di osserverla la rende reale ed è reale per me in modo diverso da come è reale per un altro. Ogni istante essa cambia e cambia il modo con cui mi rapporto ad essa. Non c'è modo, anzi è inutile ed illusorio averne una rappresentazione astratta. Essa colliderà con ciò che sperimento, rendendola sempre diversa.

Napoli è una nostra costruzione, o meglio, rinasce da come la osserviamo. Per questo affascina, per questo è unica. E' un luogo quantistico. A fianco vediamo delle tavole di Moebius che in qualche modo rappresentano questa unicità.

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