Fondamenti

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beni comuni 1Non so da dove cominciare. Forse dalla domanda fondamentale (per me, per lo meno): perchè viviamo?
Siamo il risultato dell'evoluzione delle specie viventi. Quello che forse ci contraddistingue è la capacità di modificare il mondo usando non solo noi, ma il mondo stesso, ciò che non fanno, se non in modo molto semplice e limitato, altre specie. Costruiamo cose, usiamo cose, e, soprattutto, costruiamo teorie e modelli del mondo.
Ci dotiamo di una serie di interfacce verso l'ambiente esterno a noi. Sono necessarie per mediare il nostro modo di interagire, che altrimenti sarebbe identico a quello degli animali o delle piante, proprio per la nostra capacità di elaborare modelli astratti. Quindi i nostri processi "standard" si basano sulla catena uomo-modello-decisioni-attuazioni, in un loop senza fine, nel senso che ciò che facciamo ci riposta sempre all'inizio, avendo modificato le condizioni di partenza.
Abbiamo elaborato nel tempo una complessa relazione con ciò che ci circonda: noi con noi , noi con la natura. E la nostra storia è la storia di questo equilibrio strano tra noi con noi stessi, noi con gli altri come noi, noi con la natura in cui viviamo.. Dobbiamo co-esistere con questi tre livelli di equilibrio.

Nella nostra storia ci siamo sforzati di lavorare per l'elaborazione di sistemi o techiche per affontare i tre equilibri e, pragmatici come siamo, abbiamo ridotto la complessità segmentando tali equilibri, cioè affrontandoli da soli o al massimo due alla volta. Tale pragmaticità ha anche un nome: riduzionismo. Pigliare una cosa e strudiarla per parti, supponendo tutto più semplice, poi, mettendole assieme, spiegare come funziona il tutto. Abbiamo inventato la psicanalisi (rapporto dell'io con l'io), la politica (rapporto tra gli esseri umani), l'ecologia, la fisica (rapporto tra gli umani e la natura). Trasversalmente abbiamo elaborato una serie di metodiche, linguaggi e processi per rendere il più possibilmente chiari e non equivoci gli scambi di informazioni: il metodo scientifico.

Qualche parola, con l'accetta, per i tre equilibri.

- la psicanalisi.
Con Freud, Jung, Adler alla fine dell'800 ed altri è stata studiata la nostra mente, pervenendo a una profonda analisi della sua struttura e delle sue malattie. L'aver disaggregato in io, es e superio la nostra mente, ha portato, secondo me, ad un primo approccio sull'importanza delle interazioni sociali nelle nostra formazione e nei nostri eventuali malesseri. Dà per scontato l'es, come mente ancestrale, che assieme al superes, frutto delle nostre interazioni sociali (da familiari ad allargate), determinano dinamicamente il nostro io. Il limite è che il superio è visto come rapporto con altri singoli, non visti come una società o un aggregato. Affiora, cioè il fenomeno delle variazioni di fase, il fatto cioè che i gruppi sociali, le società, hanno problematiche che non sono solo il frutto di sommatorie aritmetiche, ma hanno e danno problematiche nuove ed originali. Marcuse a metà 1900 cercò di approfondire questo fenomeno, affrontando, prima in eros e civiltà e poi nell'uomo ad una dimensione, cosa siamo in una società come la nostra. Si poneva il problema di affrontare due livelli di equilibrio. Già è uno sviluppo notevole.

- la politica.
Lo sviluppo dell'umanità nel suo complesso è segnato dalle sue strutture organizzative. Che si sono evolute dal branco, alle tribù, via via a strutturazioni sempre più complesse, che hanno anche elaborato i sistemi di scambio di valori e cose tra i suoi componenti. Ogni passaggio tra uno stadio all'altro è stato un passo in avanti, diminuendo storture ma introducendone altre. L'attuale fase è contraddistinta dal culmine del modello prevalente, quello capitalistico. Esso si è quasi totalmente finanziarizzato nel senso che preferisce la produzione di ricchezza dalla ricchezza stessa e non dalla produzione di beni. Il modello opposto, Il socialismo o il comunismo, hanno cercato di far tesoro delle premonizioni di Marx ed Engels, con alterno successo, devo dire. I motivi di tale fatto possono essere molteplici: accettare anche inconsciamente alcuni aspetti di quello capitalistico (ad es. il produttivismo , l'ambiente) ma anche disinteressarsi del primo equilibrio, cioè dell'uomo in quanto tale. Altro motivo di crisi di questo modello è che si è andato sviluppando in un sistema non isolato, nè isolabile: stati socialisti circondati da stati capitalisti, che scambiavano flussi di merci, persone ed ideologie. L'illusione che una buona proposta politica sia di per sè una buona proposta umana è una mera illusione. La politica viaggia con le persone, che la incarnano e quindi la determinano. In definitiva la politica, tutta, non tenendo conto delle singole persone e sfruttando l'ambiente come fonte infinita da cui trarre ricchezza, sta rivelando tutti i suoi limiti attuali.

- l'ambiente.
Le attività antropiche, cioè la presenza sempre più invadente dell'uomo nell'ambiente naturale, hanno portato l'ecosistema quasi al collasso. Già sappiamo che un sistema complesso lontano dal suo equilibrio si può riorganizzare in cluster, aggregati, che si autorganizzano, a scapito di quelli adiacenti. In più sappiamo anche che l'evoluzione di un sistema naturale è ben descritto dal darwinismo, che ci dà indicazione di quali specie possono prevalere sulle altre. Ciò in qualche modo spiega come il pianeta si "ribelli" ogni tanto, mettendo a dura prova la società umana.  E ci dice pure un'altra cosa: che ormai l'ambiente non è più una condizione al contorno, un serbatoio inesauribile di risorse e quindi spetta alla politica intervenire per salvare se stessa. Per salvare l'umanità, per salvare i singoli esseri.

Detto questo, mi pongo il problema di cosa sia "fondamentale" e cosa sia "emergente", mutuando due concetti dalla fisica. Per esempio, fondamentale è l'energia ma siccome non riesco ad inseguire l'energia di ogni singolo costituente della materia, invento il concetto di temperatura, che è una sorta di grande media delle singole energie. E' una grandezza che esprime i limiti della nostra conoscenza del mondo microscopico, ma è comoda da usare. E' una grandezza che emerge dalla nostra ignoranza. Addirittura ora, agli estremi confini della fisica, c'è dibattito di cosa sia emergente, tra spazio e tempo. Alcuni, come Rovelli, pensano che lo spazio quantizzato sia fondamentele, ed il tempo emergente, Smolin invece l'opposto!

Per me fondamentali sono i beni comuni, emergente tutto il resto. Ora dobbiamo definire cosa intendiamo per beni comuni. Inizio con una provocazione. Il lavoro non è un bene comune. E' emergente nello stabilire e regolare il nostro rapporto con gli altri, ma non necessariamente a determinare se siamo felici o ci sentiamo bene. Ecco, il bene comune è stare bene con se stessi, con gli altri e l'ambiente. Abbiamo sviluppato tutte queste nostre relazioni con  una serie di attività che che hanno reso possibile il controllo e lo sviluppo della società umana nel suo complesso. Alcune di queste sono gratuite, ad altre è stato attribuito un valore, cioè sono retribuite in vario modo. Il valore delle attività umane non è un fatto statico ed assoluto, ma dipendente da vari fattori come il tempo, il tempo della storia umana, e dai rapporti tra chi esegue l'attività e chi paga questa attività. In altre parole, il lavoro ed il suo valore dipendono dalla struttura sociale e dal suo rapporto col mondo esterno. Non per nulla abbiamo una enorme quantità di filosofi, economisti, sociologi che si sono occupati di questo fatto, dagli albori della storia fino ad ora. La situazione attuale è che il lavoro è, per dirla con Marx, un lavoro alienato, in cui colui che lo fa non è proprietario dei propri strumenti di produzione, (se non forse le prostitute!) e la retribuzione conseguente è solo parte del valore creato. Cioè c'è qualcun altro che si appropria della rimanente parte. Si è reso intoccabile tale modello, con i risultati estremi che oggi osserviamo deflagrare. Il lavoro è ormai assimilabile ad un gas, si comprime, espande, si diffonde. Svapora da una zona, si condensa in un'altra. Và dove costa meno, sempre meno. E aumentano sempre più i plusvalori che esso produce, cioè sempre più ricchezza a chi ne è il padrone, sempre meno a chi lo fa. Il risultato è la famigerata forbice tra chi è sempre più ricco e chi, pur lavorando, è sempre più povero. Figuriamoci poi chi il lavoro non ce la. Quindi il modello attuale è: prelievo senza fine delle risorse naturali-trasformazione di esse in cose-distribuzione di queste cose, il tutto da parte di pochi che posseggono gli strumenti per fare questo ed i molti che materialmente realizzano questo processo. Se va bene! Ed ora c'è anche il fenomeno che la ricchezza viene prodotta esportando, sostanzialmente, la povertà mediante spostamento di ricchezza tout court, attaverso la finanza globale.
La ricchezza in tal modo accumulata è un fenomeno antropicamente e planetariamente distruttivo. Il suo accaparramento implica in primis la sottrazione al nostro pianeta di risorse non più rifondibili, in base alla termodinamica, e provoca la tendenziale distruzione dell'umanità stessa, che diventa sempre più la bruta sommatoria di infelicità esistenziali.
Il mondo che io prospetto è un mondo senza lavoro alienato, senza plusvalore, senza sfruttamento capitalistico. E' invece un mondo pieno di attività liberate dal giogo dello sfruttamento.
La privatizzazione degli strumenti di produzione ha hanche dei risvolti in ambiti collaterali, in altri beni comuni: la salute e l'istruzione. E' quasi del tutto inutile, a questo punto, approfondire questi aspetti, essendo quasi ovvii. Per vivere fisicamente abbiamo disogno di acqua ed aria, che ci vengono negate o sottratte. Per fivere scientemente abbiamo bisogno di conoscere la nostra storia ed il mondo attorno a noi. E la cultura viene resa accessibile praticamente sono a poche persone, anzi sono messe in pratica metodiche sistematiche di imbarbarimento.

 

 

 

 

 

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1) Combinare la relatività generale e la teoria quantistica in un'unica teoria che possa pretendere di essere la teoria completa della natura

2) Risolvere i problemi che riguardano i fondamenti della meccanica quantistica o comprendendo il senso della teoria nella sua formulazione attuale o inventando una nuova teoria che abbia senso.

3) Determinare se le varie particelle e forze si possono o meno unificare in una teoria che le spieghi tutte come manifestazioni di un'unica entità fondamentale.

4) Spiegare come sono scelti in natura i valori dei parametri liberi del modello standard della fisica delle particelle.

5) Spiegare la materia oscura e l'energia oscura.Oppure, se non esistono, determinare come e perchè la gravità si modifica a grandi sclale. Più in generale, spiegare perchè i i parametri del modello standard della cosmologia hanno il valore che hanno

Ringrazio Lee Smolin.

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Nulla più è certo, quasi nulla è intuitivo. In un atomo al centro ci sono protoni e neutroni, attorno ad essi orbitano elettroni. Tali orbite non hanno raggio qualsiasi, ma solo alcune distanze sono permesse, sono cioè orbite "quantizzate". E non vanno viste, tali orbite, come la luna attorno alla terra, ma come luoghi in cui è più probabile che l'elettrone si possa trovare. Tali probabilità sono calcolate dall'equazione di Shrodinger, a cui rimando nell'articolo specifico.

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Ogni particella elementare, cioè, è associata ad un'onda di probabilità che, come tutte le onde, ha dei massimi e dei minimi ed il bello è che non è mai nulla! C'è, in altre parole, una probabilità, piccola, piccolissima, di trovarla dovunque.

Un altra caratteristica della meccanica quantistica è l'impossibilità di calcolare contemporaneamente con precisione le caratteristiche dinamiche di una particella. Mi spiego meglio con  queste formule
slide0008 image033     Esse esprimono il principio di indeterminazione di Heisemberg. La prima dice che l'errore sulla misura di posizione e l'errore sulla 

quantità di moto sono inversamente proporzionali. Cioè piccolo errore sulla posizione implica grande errore sulla velocità di una 

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particella. Grande precisione sulla posizione quindi dà un grande errore sulla velocità. Non posso calcolare queste "variabili coniugate" con la stessa precisione. La seconda dice che se misuro una particella per poco tempo ho un grande errore sulla sua energia. Diciamo grossolanamente che se la particella si sbatte ad altissima velocità è come se potesse avere un'energia superiore a quella che ha. Il bello che questo strano fenomeno accade veramente, si chiama effetto tunnel. Le memorie flash nel nostro telefonino usano l'effetto tunnel. La cosa meno intuitiva è che le particelle hanno un comportamento simile alle onde, hanno massimi, minimi, interferiscono come aoounto fanno le onde.

Quindi in meccanica quantistica le particelle se so dove stanno, non so bene che velocità hanno e viceversa. Inoltre possono avere un'energia che le fa fare cose impossibili come passare al di là di una barriera pur non potendolo fare(in meccanica classica, dove vale il principio di conservazione dell'energia)

Ancora peggio: se ben riflettete, una particella ferma è impossibile, avrebbe energia/quantità di moto infinita! Addirittura l'assenza di particelle è impossibile! Ed è stato dimostrato con l'effetto Casimir:

slide0019 image064Due lastre metalliche elettricamente neutre, messe in una campana in cui si fa il vuoto, si attraggono!

Il vuoto non è vuoto, ribolle di particelle che si creano e si distruggono.

Un quadro riassuntivo ti tali problematiche lo potete trovare nella sequenza di slide 

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Dopo aver visto brevemente l'evoluzione della fisica tra l'800 ed il 900, tiriamo un pò di conclusioni.

Ricollegandomi alle equazioni più importanti, tutte, tranne la 14, l'equazione di Schrodinger hanno in comune un  fatto:

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descrivono grandezze continue, o meglio, descrivono grandezze continue misurabili.

Cosa significa? 

Una trattazione abbastanza esauriente la si può trovare su wikipedia, ma succintamente possiamo dire che nella fisica classica, se io so come è fatto il mondo ora, e conosco le leggi di evoluzione("le equazioni"), posso prevederne lo stato in qualunque momento futuro. Con qualunque precisione. Il calcolo delle probabilità, viene sviluppato se i sistemi sono così complicati e fatti di tante componenti, che sarebbe difficilissimo seguirle tutte, ma in linea di principio non impossibile. Fisica classica:determinismo.

Da questo punto di vista anche la teoria della relatività di Einstein è ascrivibile alla fisica classica. Anche se Einstein distrugge l'assolutezza del tempo, anche se afferma che l'energia e la massa sono la stessa cosa, anche se distrugge la visione newtoniana della forza di gravità. I campi e le grandezze di Einstein sono continui, definiti in ogni punto e la relatività, sia ristretta che generale, sono totalmente deterministiche.

La vera rivoluzione "filosofica" è fatta dalla meccanica quantistica. Continua

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 Ringrazio l'università di Pisa per il contributo.

Dalla fisica classica alla fisica moderna

“Classicae “modernasono due aggettivi che sono variamente usatparlando di arte, filosofia, letteratura...

Per la fisica, la separazione può essere fatta tra la fine dell'800 e l'inizidel '900. Altri preferiscono far iniziare la fisica moderna con la scoperta del l'elettrone (1890).

Come vedremo è più facile individuare un periodo di transizione, che sta appunto a cavallo dei due secoli, e dura almeno vent'anni, forse anche 50.

Panorama sulla fisica dell'800

Conviene cominciare ripercorrendo per capitoli le conquiste della fisica nel corso del 19mo secolo: che cosa si sapeva attorno al 1800, e che cosa alla fine del secolo.

Meccanica e astronomia

La meccanica newtoniana è già solidamente stabilita, ma progredisce nella capacità di calcoli e previsioni.

La scoperta di Nettuno.

Dalle irregolarità del moto di Urano (scoperto nel 1781) si suppone possa esistere un altro pianeta, non ancora visto, che ne perturba il moto. I calcoli (Adams, Leverrier) portano a prevedere dove il nuovo pianeta

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