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Grande disordine sotto al cielo, la situazione è eccellente. Non è solo un aforisma di Mao supercitato, ma una frase che rispecchia pienamente quello che penso. Sono preoccupato, ma una strana serenità mi prende quasi alla sprovvista. Deriva dalla constatazione che è iniziata l'epoca della non ipocrisia. Come se tutti i sottintesi, gli infingimenti, i non detti, le cose dette a bassa, bassissima voce siano finalmente venuti fuori, addirittura deflagrati. E' come quando riesci finalmente a dire al tuo parter di una vita "non ti sopporto più", "non ti amo più", "non ti sopporto più". 

Da quando ero ragazzino odiavo il PCI, revisionista, traditore della rivoluzione fino al punto di volere il compromesso storico temendo il riavvento del fascismo, ma in realtà  flertava con la borghesia e le sue istituzioni. Per me era naturale una sua irreversibile involuzione, di pari passo con quella sindacale, verso i sacri lidi del liberismo, del mercato e dell'ideologia capitalistica. La logica conclusione di questa corsa verso la morte era ed è il renzismo. Finalmente niente ipocrisia, diamine finalmente il palesamento di una scelta voluta, perpetrata e spacciata per l'unica possibile. Noi duri e puri, forti della nostra cultura, studi e tempreti da mille sconfitte, forti di questa nostra capatità resiliente, ci siamo adattati, in fondo ci stava bene perchè stavamo bene. E molti di noi, che hanno costruito la loro vita facendo slalom nel sistema che odiavamo, si sono ridotti a sirene incantatrici di un mondo inesistente. Siamo diventati esperti nei dibattiti e nei convegni, nelle cene, con i nostri amici meno colti che ci divertivamo a sputtanare.  

Ce ne siamo fottuti di quelli non appartenenti alla nostra tribù, alla nostra compagnia di giro, che ci sembrava comprendere ipocritamente tutti, anche a causa dell'avvento dei social, che ha reso globale tale compagnia. Quanti stronzi ci sono, milioni di milioni.

Ma contemporaneamente il frutto avvelenato dell'abbandono delle pratiche politiche e dell'ideologia comunista, socialista, marxista, fate voi, generava un mondo perverso. La globalizzazione amplificava le disuguaglianze tra le classi sociali, i partiti diventavano autorefenziali e centri di potere, la scuola veniva distrutta, la televisione rincoglioniva le masse già atavicamente ignoranti. Un sabba di perversione che ha fatto lievitare, giustamente il disprezzo per tutto ciò che fosse minimamente istituzionale. Con la globalizzazione, inoltre, il nemico di classe sparisce, si nasconde in una nuvola di bit, non è più il classico pardone in grisaglia. Addirittura, se c'è, lo vedi come uno che veste come te, in pullover e jeans.

Logica conclusione di questo andazzo è l'avvento di chi offre cose semplici, ovviamente non facili, lavorando su una parte del nostro corpo sempre volutamente sottovalutata, la cosiddetta pancia, come se noi non fossimo una cosa unica, fatta di testa, cuore, pancia e organi riproduttivi(eufemismo). Abbiamo smesso di parlare alle pancie perchè le avevamo piene e perchè ervavamo e siamo sostanzialmente anaffettivi. 

La gente non crede più in noi, qualunque cosa diciamo, perchè noi non vogliamo bene alla gente, anzi, diciamola tutta, la disprezziamo. Parlo come fatto collettivo, qualche trascurabile eccezione viene tollerata, anche se a malincuore.

Ma, per lo meno, è finito il tempo dell'ipocrisia. La storia ci ha sputtanato, è il momento della chiarezza, della totale scoperta della falsità e dell'inganno perpetrato verso i più deboli che non ci sopportano più. E' finito il tempo del si ma però, del si ma anche, delle frasi fatte, l'Europa dei popoli, l'euro salvifico, delle parole inglesi, delle coperture, Siamo stati bravi a tollerare ed in molti casi ad approvare una grammatica che nascondeva la distruzione di interi pezzi della società, ma ora siamo arrivati dopo all'ammazzacaffè, al rutto scostumato ma liberatorio.

Ripartire a qui., dalla definitiva sconfitta della falsità. La gente chiede questo e per molti, forse troppi di noi è troppo. Ma è anche bello sapere che, se vogliamo ricostruire una qualsiasi cosa di sinistra, lo dovremo fare più col cuore e con la pancia, che con la testa.

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La simmetria, si è scoperto, si è rotta. Anzi non è mai esistita in natura. Un esperimento, visto attraverso uno specchio, può rivelare se è quello speculare o reale. Se solo questa considerazione fosse fatta propria in politica, non staremmo come siamo. Cerco di spiegarmi.

La destra non è simmetrica con la sinistra, nè l'alto col basso. Sono stati non riconducibili, non sono speculari. Son intrinsecamente diversi e non esiste alcuna trasformazione che trasformi l'una nell'altra. La sinistra non guadagna terreno se rincorre politiche, slogan e rappresentazioni tipiche della destra. Chi lo fa è già di destra.

La destra ha alcuni vantaggi posizionali, stà in una buca di potenziale in equilibrio: gioca facile sollecitando il lato oscuro presente in ognuno con parole semplici, efficaci, che non impegnano minimamente gli strati alti del cervello. Si appellano quasi esclusivamente al parasimpatico, come un talk show o saranno famosi. Il meccanismo è l'immedesimazione e la trasfigurazione, in cui ognuno si proietta nevroticamente in un altro volendo essere o come un fortunato miliardario oppure odiando ferocemente chi non ce l'ha fatta. Non esiste il senso critico, poichè si evita di far usare il cervello in modo tipicamente umano, cogitans. Una conseguenza è la notevole capacità di organizzarsi in coalizioni vincenti: non hanno bisogno di elucubrate piattaforme politiche, non hanno alcuna necessità di avere candidati autorevoli, normalmente accettabili, credibili o specchiati. Il loro successo sta tutto qua e, se consideriamo sia la propensione della maggioranza degli italiani a privilegiare il non-pensiero e il fatto che i poteri forti, quelli che realmente determinano lo scenario, vanno a nozze con tale impianto, allora vediamo che la destra realizza il modo perfetto per andare la potere.

Ben altra cosa la sinistra. Deve essere totalmente rifondata. Da troppo tempo ha mutuato pratiche di destra rendendosi irriconoscibile, anzi, peggio, molto peggio. La gente comune la odia ossessivamente poichè odia la parola sinistra e, quando viene usata facendo le stesse cose che fa la destra, si fornisce un formidabile strumento agli avversari per odiarla sempre di più. Come si suol dire, meglio l'orginale, per lo meno non prende in giro con slogan pateticamente egualitari. Un esempio lo vediamo adesso: la sinistra continua a proporre vecchi arnesi che hanno già dato prova di sè in molte occasioni. Qua non è questione se essi siano onesti, competenti, ma la loro indissolubile aura di deja vu. Anche Gesù avrebbe disprezzo se si ripresentasse a far miracoli. La mentalità di sinistra appartiene a chi pensa, riflette, studia e soffre. Necessita di uso non banale del cervello e qui sta il punto. Solo chi ha un bel caminetto, un buon brandy (io preferisco il whisky, Oban o Nikka) e tempo può elaborare ua visione del mondo progressiva e lungimirante, mentre chi non sa cosa farà domani ha solo l'istinto di sopravvvenza. Sembrerebbe quindi che sia impossibile conquistare il palazzo di inverno. Invece no, affatto. Quello che manca è una sinistra che abbia l'autorevolezza di parlare alle pance, di emozionare, di dipengere mondi migliori, attraverso persone che immediatamente appaiano "votabili", credibili, affabulanti. Corbyn, Sanders, Melenchon, Iglesias, Lenin, Che Guevara erano e sono così.

Quindi: condizione necassaria è nessuno dei vecchi si metta in mezzo, tutt'al più possono fare da tutori a nuovi volti. Possono essere visibili ma devono dire che fanno un passo di lato, con lealtà e nettezza. Ovviamente questo non è sufficiente. Ma neanche una buona base programmatica lo è, se non è incarnata da facce nuove e credibili in senso quasi religioso.

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Le scienze cosiddette esatte, come la matematica e la fisica, esistono per rappresentare il mondo in modo semplice, per esaltare il reale attraverso l'astrazione logico-formale. Nelle formule chedesemplificazione fanno parte di una teoria, c'è la massima espressione della sintesi di ciò che accade. Le quattro equazioni di Maxwell, l'equazione di Einstein, l'equazione di Schrödinger non fanno altro che prendere un'intera classe di fenomeni che accadono e spiegarli con il linguaggio della matematica, che è il linguaggio con cui parla l'universo, anzi, secondo alcuni, che "è fatto" l'universo stesso. In queste equazioni non solo si spiega come vanno le cose ma come tali cose si trasformano, come evolvono e come saranno. Esse, cioè, hanno anche il potere predittivo. E sono anche democratiche, modeste, quasi umili nel loro aspettare che qualche nuovo fenomeno sia in contrasto con esse. In questo caso, ricomincia la giostra nel trovarne di nuove, a cui corrisponda un sem

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plice aggiustamento di paradigma o, spesso, una rivoluzione. La scienza è questo. la scienza dovrebbe essere questo. Dovrebbe cioè semplificare, facendo un lavoro incessante e certosino sfrondando l'ingannevole apparenza dai dettagli superflui e spesso fuorvianti per pervenire ad un quadro semplice ed anche bello esteticamente. A destra, invece, vediamo

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come, invece, applicando in modo rigoroso le regole della matematica, otteniamo il banale risultato 1+2=3 attraverso un processo lungo, tortuoso, un autentico incubo. Il questo caso si compie un atto di sofistica disonestà: lo sfoggio di bravura, che diventa uno scudo, anzi, meglio, un piedistallo su cui mettersi per dimostrare la propria superiorità intellettuale.

Gli ultimi 30 anni della fisica sono stati segnati dall'avvento della teoria delle stringhe. Non voglio dilungarmi sulla sua descrizione e sui suoi risultati, ma, secondo molti addetti ai lavori, ha costituito un grosso problema per lo sviluppo di tutta la fisica, sia per motivi ontologici che organizzativi(cfr Lee Smolin, nel suo libro A Trouble with Physics (2006)) e questo articolo. Ormai si parla di crisi di questa teoria, che è ritenuta "too big to fail", avendo impegnato risorse umane ed economiche enormi. Ma le sue implicazioni (supersimmetria, le scale di Planck) tardano a venire, del resto è poco fisico avere una teoria non verificabile.

TOO BIG TO FAIL. L'avete già sentito da qualche parte? Assomiglia al mantra del turbocapitalismo finanziario, così come al fallimento di grandi nazioni per il loro debito pubblico. La scienza, cioè, come la politica, la finanza, sono cose umane e dipendono dai rapporti di forze. Ancora un gioco di parole, forze, che si presta a molte imterpretazioni ed Einstein dedicò la sua vita a smantellarne l'ambiguità semantica. Così come in quella figura per arrivare al risultato banale 2+1=3 impiego un'orgia di formule, così come la teoria delle stringhe impiega uno spazio a 10 dimensioni per esplicarsi in una matematica bella ed impossibile, la politica attuale nasconde  sua proterva inanità dietro un muro fatto di ineluttabile necessarietà. Così come i fisici stringhisti non hanno ancora fatto mente locale al probabile fallimento di una vita sprecata a raggiungere un santo graal che si allontana sempre di più, e questo costa moltissimo in termini anche psicologici, ma anche di potere acquisito, anche il turbocapitalismo attuale non crollerà sua sponte, mancando, un modello alternativo coerente, forte e credibile.

A latere, come una sorta di fattore di scala autosimilare: sono coinvolto in fatti politici locali ed anche di più e  le nostre riunioni sono  fatte da stringhisti: adorano rendere compesse cose semplici, illudendosi che parlare un'ora di acqua calda in modo sapiente e documentato sia un atto di esistenza.

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Riporto un post di Lanfranco Turci:

"SU COSA CI GIOCHIAMO LA CAMPAGNA ELETTORALE?

Per fortuna nostra per il grosso degli elettori le cose che contano non sono i fini programmi elaborati con le necessarie competenze tecniche, il calcolo di fattibilità , la coerenza di insieme, le variabili internazionali ed europee che li condizionano etc...Tutte queste cose sono necessarie e un partito vero dovrebbe già averle nel proprio bagaglio o almeno attrezzarsi rapidamente per dotarsene. E dovrebbe per questo avere già sciolto, ad esempio, il tema del rapporto che si propone di intrattenere con i vincoli e le politiche europee.
Ma abbiamo già capito che sia noi che Mdp siamo impreparati su questo terreno, abbiamo molte idee, ma confuse e spesso incerte. Non parliamo poi di ciò che sta a monte del programma. E cioè la cultura politica, la visione del mondo, la collocazione nel conflitto sociale, l'idea di partito.Dunque le due principali forze della sinistra arrivano alle elezioni in condizioni, diciamo, non ottimali. Speriamo almeno di arrivarci uniti!

Ma, come detto in premessa, in campagna elettorale non sono queste le cose cui guarda un elettorato svogliato e disincantato, quando non apertamente ostile allo stesso impegno elettorale.
L'orientamento quell'elettorato se lo forma su alcuni macrocampi che si formano nel dibattito e nella vita corrente di tutti i giorni.
L'immigrazione è uno di questi e sulla paura che questa determina si stanno già posizionando in concorrenza i tre principali poli: la destra, i 5stelle e il Pd. Per la sinistra questo è un campo in cui cercare solo di limitare i danni.
La riduzione delle tasse, classico tema berlusconiano, sta ora impegnando anche fortemente Renzi e il Pd.
L'antipolitica è il campo in cui si scontrano all'arma bianca Renzi e Grillo, con probabile maggior fortuna per quest'ultimo.
Il grande campo che i media cercano di non fare emergere è quello del lavoro, della disoccupazione, della precarietà, dei salari, delle condizioni di perdita totale dei diritti, del degrado dello stato sociale.
Questo è il campo vuoto, che noi dovremmo occupare non solo perchè gli altri ci sono preclusi, ma anche perchè è su questo che possiamo recuperare una nostra identità e prima ancora una nostra visibilità. Il lavoro si tira dietro il tema dello sviluppo di un paese che va a pezzi e a fuoco, delle scelte di politica economica, degli indirizzi degli investimenti, della capacità di intervento dello Stato.Proviamo a buttarci dentro a corpo morto in questo campo, lasciando perdere il politichese di queste settimane. Il caso dei cantieri navali di Saint Nazaire, i temi che oggi ci mettono in conflitto con Macron, possono essere girati in funzione delle scelte del nostro paese, molto più di tutte le chiacchiere su Pisapia o della fabulistica sul nuovo centro sinistra."

Condivido questa impostazione. Facendo un paragone calcistico, dobbiamo lavorare come se avessimo la difesa della Juve e l'attaco del Napoli. Sui temi che si fondano sull'analfabetismo funzionale coniugato con  la valanga espositiva dei mass media che tromboneggiano il populismo, difendersi ad oltranza facendo anche falli tattici, lavorando sporco, alla Bonucci, Chiellini (mi ricordo di Stilike!). Sui temi più propriamente etico-viscerali, come la xenofobia, i vaccini, la protezione dal rumeno che rapina, troppo tempo e fatica occorre perdere. Siamo perdenti e non basta, è inutile, la testimonianza pure accorata e dotta. La tattica è assecondare, colpire duro, melinare e mandare palla in tribuna quando serve.

Tutto il resto è l'attacco fantasioso ed asfissiante, corroborato da un centrocampo che collabora attivamente. Il lavoro, la qualità della vita, l'idea di uno stato nazionale che difende il suo ruolo internazionale perchè difende le sue vittime della globalizzazione e di una sciagurata Europa neoliberista. Questi sono il goal che dobbiamo fare.

Non parlare più di amebe come Pisapia ed altri arnesi più o meno scoppiati. Disprezzarli e deriderli al di là di ogni villania. Distruggere il politically correct, che serve solo a marginalizzare.

Insomma, adottiamo un approccio creativo ribaltando le tecniche ormai imperanti della comunicazione embedded, senza aplomb e perbenismo da quattro soldi.

 

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