Dove nasce la confusione?

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Quando non abbiamo sotto controllo tutte le informazioni su un determinato argomento, non possiamo trarre conclusioni utili ed efficaci per agire. Si agisce allora usando l'esperienza pregressa e/o si agisce d'istinto mettendoci dentro anche una dose di irrazionalità. Nel caso del rapporto che abbiamo con chi è diverso da noi, a partire dai nostri immediati vicini per finire a quelli via via più lontani, vige una sorta di principio di autosimilarità: non sopporto i miei cari, poi i miei coinquilini, quelli del quartiere, poi odio i miei concittadini. I napoletani odiano i casertani, i lombardi i campani, gli italiani i francesi. Gli europei i migranti. Una spirale divergente di insopportabilità che ha radici nella nostra psicologia e nei comportamenti di gruppo, terreno della politica. Se sto bene con me stesso sto bene anche con gli altri, quindi, secondo me, la genesi del disagio verso il diverso si basa sul fatto che in fondo, io stesso non mi sopporto. Vorrei essere più ricco, più libero sessualmente, avere un lavoro e dei rapporti sociali migliori. Se non ho queste cose ho varie possibilità, dalla più semplice e banale a quelle via via più complesse.  La più semplice è ovviamente seppellire i miei problemi esistenziali e prendermela con chi rep

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uto la causa dei miei mali, attaccandoli direttamente, direi fisicamente, non per quello che rappresentano ma per quello che appaiano a me, dato che già inquadrarli politicamente comporta un'analisi che mi costa fare.

Tornando alla mancanza di informazioni, esse sono fornite da sorgenti ovviamente esterne a me, ma su cui io non sono neutrale, nel senso che finisco per scegliere le sorgenti più comode ed affini al mio modo di pensare, generando un modo perverso di elaborare modelli di ciò che accade. Il modello compiace i miei preconcetti. Tale fenomeno è tanto più marcato quanto più è alto il mio disagio, il mio retroterra culturale e la mia base di esperienze. Può accadere che ciò che non vedo addirittura finisce col non esistere: ma in realtà non voglio vedere e non voglio che esista, troppo impegnativo e sgradevole.

Esempio: i migranti esistono perchè dalle loro parti stanno evidentemente male. E stanno male perchè in quei luoghi si sta male, per cause interne ma anche perchè i loro luoghi sono depredati da altri, da stranieri, cioè da noi, o meglio, da quelli che tra noi hanno la forza e la capacità di depredarli. E, in mancanza di una analisi di questi processi, troviamo estremamente comodo prendercela con quelli che ai semafori ci puliscono per l'ennesima volta il parabrezza. vengono da noi a raccogliere pomodori e ci incazziamo perchè tolgono lavoro anzichè lottare, noi, contro chi offre il lavoro sfruttando chi lo dà.

Possiamo quindi dire che il problema dei migranti sia uno dei tanti fenomeni che testimoniano che i miei problemi esistenziali hanno una delle loro genesi nel fatto che viviamo in una società ineguale, basata sullo sfruttamento multilivello. Ma se posso in qualche modo contrastare il mio vicino cazzimmoso, mi accorgo che, se voglio migliorare il mio posto nel mondo, devo coalizzarmi per lottare contro chi sfrutta il mondo per i propri interessi di accumulo di potere e ricchezza. Questo però p politica, che è fatica, uso di passione ed intelligenza, coinvolge me e gli altri. Troppa fatica. Meglio odiare, finchè dura.

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