Le sardine

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Perché il movimento delle sardine ha ragione di esistere.

" le masse dicono allo spazio come deformarsi, lo spazio dice alle masse come muoversi" e, dico io, in una giostra incessante. Questo è, in sintesi, l'essenza della relatività generale. Una implicazione immediata è  che non esiste differenza tra chi sta davanti e chi sta dietro, tra chi sta sul palcoscenico e chi dietro le quinte . Gli attori dell'esistenza non recitano su un fondale dato, perché, semplicemente, il fondale interagisce con la recita, ne è parte integrante. Se gli attori recitano supponendo che il fondale sia fisso ed immutabile, sarà una commedia brutta e, fondamentalmente assurda. Come assurdo è non coinvolgere gli spettatori, organicamente facenti parte della rappresentazione.

Pensavo a questo, arrovellandomi su questo nuovo movimento che solleva dubbi, spiazzamenti e critiche più o meno forti da parte di molti . Molti che si richiamano a valori di ogni direzione, destra, centro e sinistra. Questi ultimi sono molto interessanti, in quanto vertono sulla presunta totale mancanza, delle sardine, di piattaforma politica. Criticano il loro decalogo privo dell'abc dl marxismo-leninismo, del loro trasversalismo qualunquista, del fantasma consunto del meme ' né di destra, né di sinistra'.

Ma trascurano un fatto, che citavo all'inizio. Il palcoscenico. Stiamo recitando su un fondale progettato da altri, distonico ,in cui gli attori, bravi quanto si vuole, con un copione ben fatto, alla fine non riescono a raggiungere il pubblico, che guarda la commedia distratto e poi annoiato. E, che, prima della fine dello show, lascia il teatro. Questa mi sembra una buona metafora, per me, per noi che ci sentiamo di sinistra. Ecco, sentirsi. Abbiamo trascurato il collegamento tra sentimento e realtà. La nostra recita si svolge su un palcoscenico dato, dato da chi ha vinto finora la sfida, quelli dell'altra sponda. Recitiamo stancamente per noi stessi, per un teatro vuoto, i cui spettatori scappati via non hanno più empatia per questi guitti senza passione.  Il deserto dei sentimenti. Esso fa perdere la passione, l'immedesimazione, il rispetto, in una parola la credibilità. Facce stanche e livorose, cariche però di saccente presunzione, portatrici di una verità solo recitata ed anche male.

Tale patologia, perché di patologia si tratta, viene da molto lontano, risalendo alla nostra storia, storia dell' Italia, dove non abbiamo mai fatto i conti fino in fondo con i nostri demoni personali e collettivi, sempre seppelliti in una discarica di buon senso e vivi e lascia vivere. Ci è bastato fare slalom tra ciò che il palcoscenico ci offriva e, forti della nostra preparazione, duttilità e cazzimma, ci siamo posizionati cercando di minimizzare la nostra angoscia.

Le sardine vogliono rompere questa staticità. Ci stanno dicendo che è indispensabile distruggere non solo il palcoscenico, ma anche il teatro.

 

 

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