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Riflessioni sulla manifestazione dell'11 marzo 2017

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Ho riflettuto un pò dopo aver partecipato alla manifestazione anti salvini organizzata a Napoli.

2017 03 11 16.14.22

E' stato per me complicato farmene un'idea non dettata dall'incazzatura, la rabbia o dall'emotività del momento. Una manifestazione che vedeva molte associazioni, gruppi, partiti, movimenti ed appoggiata dalla nostra amministrazione. Era variegata sia dal punto di vista politico che sociale, nonchè dal punto di vista anagrafico: gente di ogni età.

C'erano, è vero, molti giovani che la vulgata definisce "antagonisti", vestiti nello stesso modo ed organizzati in modo molto preciso. E noi vecchietti invero un pò preoccupati per il probabile esito che avrebbe potuto avere una tale presenza.

Ma voglio subito fare un passo a dopo la manifestazione e vedere e leggere le reazioni. Un giornalista della rai che si dimenava come un ossesso in mezzo alle auto che circolavano liberamente, sbraitando contro le frange facinorose che avevano cercato di impedire la libera espressione di salvini e dei suoi accoliti. Commenti sui social network di amici, più o meno schierati a sinistra che stigmatizzavano pure loro, anche se in modo meno parossistico, il sacro diritto di espressione. Altri ancora che adottavano la sindrome della provocazione, del tipo "l'avevo detto, chi fa cose del genere viene strumentalizzato". Poi viene la sindrome dell'infiltrato: "sicuramente si sono infiltrati il mossad, la cia, gli sbirri, i templari eccetera".

Una piccola compilation:

"Fate grossa confusione tra il diritto a manifestare il vostro dissenso ed il fascista impedimento agli altri di parlare."

"Bravi, molto bravi. Gli state facendo tanta pubblicità al Salvini."

"E’ difficile, molto difficile, fare politica, cioè trovare uno spazio politico, per chi vuole distinguersi (inequivocabilmente, senza ombre e dubbi) sia da chi è palesemente razzista, xenofobo, magari anche fascista, sia da chi pensa che l’unico modo di opporsi al razzismo, alla xenofobia e al fascismo sia quello di scendere in piazza con lo scopo principale di scontrarsi con la polizia. Chi cerca (faticosamente, forse persino ingenuamente) questo spazio è destinato fatalmente ad essere considerato da alcuni “campioni” dell’antifascismo, dell’antixenofobia e dell’antirazzismo come parte del gregge dei moderati, dei perbenisti, degli ignavi, dei passivi, degli indifferenti. Se non complice del razzismo, della xenofobia e del fascismo. E’ possibile sottrarsi a questa morsa perversa? Io mi ostino a pensare di sì. Non mi rassegno ad essere egemonizzato da chi per opporsi (come è giusto fare, come ho sempre fatto e come intendo continuare a fare) al fascismo, alla xenofobia e al razzismo l’unico modo sia quello di trasformare (puntualmente!) una protesta e un corteo pacifici in una manifestazione e in uno scontro violenti. Anche se è molto difficile. Sta diventando sempre più difficile."

Non so voi, ma vedo attorno a me cose che forse altri non vedono. Tra i giovani vedo rassegnazione, non tutti, ma la stragrade maggioranza. Vedo mancanza di riferimenti culturali, ideali, politici, etici. Tra quelli più grandicelli, che in gioventù qualche tracco pure lo avevano sparato, vedo il seppellimento di ciò che erano in gioventù, in un sacrale abbraccio della loro raggiunta tranquillità. Vedo una situazione generale dominata dall'infame scelta di campo dell'egoismo, della protervia dello sfruttamento in nome di parole asettiche e perbeniste: neoliberismo, mercato, strane parole inglesi perchè ci si vergogna di usare equivalenti in italiano.

Insomma un deserto infinito senza scampo, in cui ciascuno cerca di trovare la sua piccola ombra salvifica. Anche i cosiddetti "compagni" hanno abbracciato le parole d'ordine del liberalismo e del democraticismo: il diritto di parlare, di arricchirsi, di manifestare, come se fossero categorie eterne ed asettiche, ed invece, sono categorie storicamente date, cioè senza significato se non sono calate nei contesti storici. Anche il termine "violenza" è ormai mutuato dal pacifismo gandiano.

E' ovvio che le cariche fanno paura, come fa paura qualunque cosa che possa turbare il nostro tran tran. Tutti hanno paura, tranne poi a sfogarsi su facebook mostrando palle solo digitali, fatte di incorporei bit. Tutti buoni a condannare, deridere, tanto in realtà non costa nulla, tutti poi chiusi nella loro protettiva insipienza.

Gigino è antipatico? Salvini pure? Ed io, ministro, che faccio? Mi invento un modo per mettere entrambi in difficoltà. Un ministro che nella vulgata generale dovrebbe essere dalla parte dei deboli, ma che in realtà sta li solo per contribuire ad un modello di esistenza basato sulla solitudine e la disperazione, capisaldi del dominio di classe. Anni luce da come dovrebbe essere il governo della nostra epocale crisi anche valoriale. E, non voglio essere frainteso, io non giustifico, io cerco solo di spiegare il contesto in cui accadono certe cose. Cosa ci possiamo aspettare da questo? Mi vien da dire: è ancora poco, troppo poco.

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